Life Without Buildings - Any Other City (Tugboat, 2001)

In un periodo in cui l’indie pop è praticamente inesistente, con troppe anime perse nel post-rock e nell’alternative country, Any Other City dei Life Without Building è a modo suo una piccola rivoluzione di album. Con un suono che sembra quello delle prime Elastica dopo aver ascoltato i Mogwai e aver ingurgitato dosi massiccie di anfetamine, Any Other City è un insieme di perfette canzoni pop (come per esempio la brillante The Leanover) e di caos sbilenco e rumoroso che tengono l’ascoltatore costantemente con il fiato sospeso e gli occhi spalancati. I Life Without Buildings non vogliono dirci niente di particolarmente profondo, ma ci travolgono con una tanto semplice quanto incredibile dose di divertimento, velocissimi e furiosi e con la bizzarra e affascinante voce di Sue Tompkins a farne da protagonista. Pensate ai Television e a Patty Smith ad un party psichedelico, e sarete vicino all’eccitamento e al senso di velocità che questo disco di perfetto indie off-kilter riesce a comunicare. Certo, molte canzoni si assomigliano e il disco sembra durare poco più di qualche minuto (per non parlare poi della voce di Sue che a volte diventa quasi irritante), ma anche se non ci troviamo davanti al disco del secolo, questo è comunque uno dei modi più divertenti e incredibili di sprecare il proprio tempo. Amati da tutti i più famosi djs del Regno Unito (John Peel e Steve Lamaq tra gli altri) e considerato dai negozi Rough Trade di Londra come uno dei migliori dischi dell’anno, i Life Without Building sono la band perfetta da ascoltare con lo walkman mentre t’incammini sonnolento verso l’università alle otto della mattina. Esplosivi.

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