Ludus - The Visit/The Seduction (LTM, 2002)
Sono dovuti passare quasi vent'anni per vedere ristampato tutto il materiale di questa band dimenticata; infatti mai mi è capitato di imbattermi nel loro nome in una qualsiasi rivista musicale, ma non è forse lo stesso destino che rischiavano di subire i This Heat? Alla fine la loro importanza si è rivelata e mi auguro sia lo stesso per i Ludus. Attualmente non mi risulta di aver mai ascoltato qualcosa di simile nella scena odierna; forse, come attitudine, si avvicinano a loro Xiu Xiu o Black Eyes, anche se poi la loro musica è completamente differente. Questo CD comprende il primo EP The Visit, risalente al 1980, il disco d’esordio The Seduction, originariamente edito come doppio 12” nel 1982 e due brani pubblicati come singoli. Difficile descrivere la materia sonora contenuta, si potrebbe azzardare essere il risultato di una session tra Siouxsie e i Soft Machine, vista la marcata componente jazz-rock di stampo canterburiano, spogliata però delle ricchezze delle tastiere. Oppure qualcosa tra This Heat e Raincoats. E questi sono gli unici riferimenti che sono riuscito a isolare tra le increspature di una musica disarticolata, ma a tratti anche gioiosa. E ovviamente su tutto si staglia la voce di Linda "Linder", che non risparmia gorgheggi e abrasività. Difficile è anche segnalare un brano in particolare; sicuramente il più accessibile, ma in senso molto lato, è My Cherry Is A Sherry, anche perché è il pezzo più breve tra colossi di otto e nove minuti. Non male anche Mirror Mirror. L'insieme è sicuramente affascinante per chi ha orecchie allenate a sonorità ostiche, ma per essere compreso va ascoltato davvero molte volte. Questo a tratti è un pregio, ma anche un difetto: i Ludus hanno un suono unico ma mancano di canzoni che si facciano ricordare. Probabilmente non hanno mai cercato il singolo, volendo piuttosto colpire l'ascoltatore e scioccare gli spettatori dei concerti. D'altra parte Linder era ed è principalmente un'artista visiva (splendido infatti l'artwork) e la musica era per lei una forma di espressione artistica senza compromessi; in particolare, per sottolineare la sua componente femminista e la critica verso la società. Allo stesso modo delle sue performance live, anche la musica era una provocazione estetica e come tale va accostata, pur riconoscendone l'ottima qualità. |