Low - Amsterdam, 20/03/01

Non ci si puo' mai abituare all'esperienza unica e totale rappresentata da un concerto dei Low.
Puoi immaginare le canzoni ad una ad una ma non sarai mai in grado di prevedere la tua reazione al loro ascolto e persino averli gia' visti dal vivo e conoscere i pezzi quasi a memoria non aiuta piu' di tanto: ed e', credetemi, assolutamente un bene.
Quasi un anno esatto fa ebbi la fortuna di vederli per la prima volta durante un tour di promozione al mini Christmas e quell'ora scarsa di musica e parole mi ha letteralmente segnato fino ad ora o, meglio, fino a ieri, quando ho avuto finalmente l'occasione di ritrovarmi davanti al trio di Duluth: ed e' stata magia, ancora una volta.
L'incedere lento delle prime note basta infatti a cancellare ogni senso di spazio e tempo all'interno del locale (il Paradiso di Amsterdam, riempito per l'occasione di seggiole e panche) trasportando immediatamente tutti i presenti in una sorta di immobile ipnosi, nessuno che parlasse, nessuno che si muovesse di un metro.
Da quel momento in poi esistono solo le canzoni, stupende nel loro dare forma e voce al limbo che giace tra il dolore e la forza di vivere, stupende e dolcissime.
E non importa troppo specificare quali (solo per la cronaca: quasi tutte quelle presenti nell'ultimo album, Things we Lost In The Fire, piu' parecchi pezzi dallo stupendo Secret Name e un inedito) perche' persino piu' fondamentali di queste risultano essere i momenti che le accompagnano, come quando, improvvisamente e in modo quasi drammatico, ti rendi conto del silenzio che regna nella sala: un silenzio assoluto e impossibile, un silenzio da brividi (veri, almeno i miei…).
Momenti come questi, capaci di trascendere le piu' profonde emozioni e capaci di fermare lo scorrere del tempo, almeno per un attimo, almeno in questa notte dove i nostri silenzi hanno piu' importanza delle nostre parole.
Sshhhh….

Christian Pazzaglia


P.S.
Una nota: bello vedere i Low cosi' rilassati e comunicativi.
Un anno fa suonarono tutto il concerto con le spalle rivolte al pubblico e ieri hanno persino lasciato scegliere parte dei bis al pubblico.
E' finalmente arrivato il giorno in cui riprendere a vivere ed alzarsi perche', come l'altra sera diceva il cantante e chitarrista Alan Sparhawk: "We've been sitting for too long, watching other people's lives".

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