Love As Laughter - Sea To Shining Sea (SubPop/White'n Black, 2001)
Diciamolo subito, questo dei Love As Laughter è un disco facile, quasi acchiappone. Con irresistibili refrain e coretti, con riff di chitarra che ambiscono all'ormai desueta dicitura di hook, ganci, uncini. Ha il tiro allucinante di una certa postwave energetica quasi Pegboy... Ha una ottima produzione affidata alle mani di Vern degli Unwound e di Phil Ek. Ha, come già citato, parti vocali divertenti, molto facili da memorizzare e cantare, quando ancora non si è giunti al secondo ritornello. Ha quella sorta di patina di deja-vù che solo i dischi più r'n'r riescono ad avere quando spaccano tutto. Pensavo che sarebbe stato un disco da dieci ascolti e poi dritto nella rumenta per sempre. Grazie ai tempi lunghi di sodapop (merito anche mio...) ho avuto modo di ascoltarlo per mesi e sto ancora facendolo sempre contento, sempre eccitato, ascolto dopo ascolto. Ok NON è Exile On Main Street dei Rolling Stones ma sicuramente si contende una posizione nella topten del 2001. Inizia bene, molto bene con Coast To Coast, un pezzone tiratissimo che è un po' l'emblema dell'album: chitarre al limite dei Kiss, voce al limite dei Kiss, tiro al limite dei Fugazi. Si prosegue con Temptation Island, ancora un esplosione di chitarre 100% RnR, altro che Hives, questa è traditional pura. Sam Jayne = Dead è il primo episodio, invece, direttamente riconducibile agli Stones, ballad malata con tanto di chitarre acustiche e assolini... Il primo dei tre episodi torrenziali è Put It Together, otto minuti con tanto di applausi di un pubblico non presente in sala, un live fasullo... Intrecci di chitarra e scale discendenti. Nonostante tutto un pezzo che si lascia scorrere, citando anche quel sostrato emo ben presente nel DNA del gruppo, Van Pelt su tutti. Miss Direction ricuce lo strappo Stones con un'altra deviazione evidente nel territorio caro ai padri... "You're my queen" canta il cantante e un organo esce dal fondo... My case è molto più vicino alla new-wave del 77, e per la batteria quadrata e per le chitarre in opposizione tra Voidods e Television. Druggachussets ha di nuovo movenze bluesy rallentate, non riesco a decifrarne nettamente una matrice, tanto classico è il pezzo. Altri sette minuti e French Heroin è servita e siamo di nuovo in quel territorio che unisce l'indierock al classic rock, con passaggi tra Fugazi e Nation Of Ulysses. E poi i Califone. O qualsiasi altro gruppo Perishable. Il pezzo in questione, The Square è un blues del Delta lento e cadenzato (quasi Waitsiano) ma cantato molto, troppo pulitino. E una fisarmonica fa da elemento caratterizzante del pezzo. Concludono i dieci minuti di E.H. ancora una Make-Uppata rallentata finemente epica, frullosamente e furiosamente riassuntiva. Questo disco è perfetto quando vuoi qualcosa che abbia un bel tiro, da tenerti sveglio, ma che riesca a non essere menoso e ripetitivo, che stupisca e che rimandi però a ricordi ben consolidati. Un disco che riesce a fondere perfettamente l'attuale indierock americano (emo o altro che sia) alla tradizione più schietta dai 60/70's ad oggi (dagli Stones ai Kiss).
     
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