Loma - Eighteen Years Of Sin (Nina Dischi, 2003)

Affrontare i prodotti artistici di personaggi più o meno noti, più o meno fuori dai loro abituali schemi è sempre traumatico. Non sono i P di Johnny Depp o i Dogstar di Keanu Reeves. Qui è l'ennesima forma acquistata dalle elucubrazioni di Paola Maugeri, "quella coi capelli blu", della tivvù. Personalmente ero stato colpito dalla neolounge misto indierock degli ultimi Puertorico Rules, che secondo me non erano malissimo. In questo caso, per il suo ritorno alla musica suonata, la signorina si gioca la carta d'autore che già era presente nel citato ultimo disco del precedente progetto. Personalmente non amo molto il giro di cui si è attorniata in questo caso, Cesare Basile su tutti, la Catania bene insomma... Non amo queste sonorità molto autoreferenziali come di chi dice noi la sappiamo lunga e ve la facciamo sentire. C'è sicuramente una certa scienza del neo-pop italiano dietro a tutto ciò, ma questo non è il disco di b-sides di Carmen Consoli... Le voci sulle presunte liaisons tra le due sono sopite da anni, io ci mangiai pure una pizza insieme ad entrambe dopo un concerto qui a Genova e tutto sembravano tranne che due ex o due libertine amiche... Però è innegabile che con questo disco, in vero di pregiata fattura, la ragazza si inserisca nel solco dell'amica.
Il cantato in inglese di Little Cumbunny, molto confidenziale, trova più ampio respiro dove Massimo Ferrarotto, suo compagno sotto questo monicker, si prende un po' più di spazio e il banjo alla Orso ed i campioni di sottofondo rendono grande l'atmosfera: sono i momenti che rialzano di botto il disco. A volte è davvero difficile dare una possibilità a operazioni come queste: come non definirle un capriccio della stellina? Però altre volte, come in questo caso, finiscono per stupire. Ebbrava la Maugeri. Però ora porta in fondo questo discorso che sulla quarta traccia, Jesus, una dolce ballata con vaghi richiami alla Francoiz Breut di un paio di anni fa, ci vengono di brutto i brividi. Sono le tracce come Rinuncia Alla Prigionia che ti imprigionano nei rigidi schemi del Rock Italiano. Avete dimostrato di poter dare qualcosa. Beh, cavolo, datecelo per tutto il disco. Stupiteci, per favore. Grazie.

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