LIN - La Folie (Dune, 1999)

Ecco quello che so di questa formazione trevigiana, che al momento attuale dovrebbe costituire la proposta più "facile" della Dune Records: nati nel '91, support-band per i Clock DVA nel '93, e autori di alcuni lavori promettenti (per Web, singolo estratto da 00 Mind, Sub/Mission, 1995, si era parlato di "una sorta di Disneyworld electrocore"…Rockerilla), i LIN propongono oggi - in seguito a cambiamenti nella line-up e nello stile - "una mistura di hip-hop e mutazioni synthetic pop", così recitano le poche righe informative in mio possesso. Si tratta dunque di una sorta di electro-pop, melodico e godibilissimo, caratterizzato però al suo interno da moderni elementi drum n'bass, hip-hop e dance. L'etichetta in questione li descrive come "mc'in and sweet lines on driving grooves", ed in effetti il ritmo non manca, sottolineato dalla voce maschile del rapper UBQT e da quella femminile, dolce e fluttuante in stile 4AD, di June. La testa pensante del progetto si nasconde dietro al nome Davidloop, ma non bisogna dimenticare altri nomi noti che girano attorno a questo lavoro (registrato e mixato a Firenze): Doug Firley (Gravity Kills) è autore di un remix della opening track, mentre Gianni Maroccolo dei C.S.I. suona il basso nella trascinante State Of The Art. Nel disco, s'è detto, c'è molto ritmo, come nell'ossessiva Communion People, interessante e di facile presa, ma alla lunga stancante. Dispiace che sia stata scelta quale brano portante dell'intero album, perché c'è senz'altro di meglio: per esempio le belle Lawn Cocktail e soprattutto Crowd Non Pleasers, nelle quali pare essere Tricky il riferimento primario, sia per la voce maschile, davvero molto simile, sia per quella femminile, dolce ed eterea, che sa costruire refrain accattivanti, dal grande potenziale melodico. I pezzi risultano però molto più fluidi rispetto allo skazzo e alla lentezza monumentali del succitato Tricky, cosicchè le musiche sono qui di maggiore fruibilità e spesso ballabili. Ma il brano che preferisco in assoluto è senza dubbio la splendida Sellout Song, di sicuro molto meglio delle "combat song" ritmate e rappate tipo Communion People o Brothel Cholera Bugs (ma questa è già più aperta a soluzioni melodiche interessanti): si tratta di una specie di storia narrata sopra un tappeto sonoro vicino a certe atmosfere tipo Labradford o simili, segnato da un flauto e da una chitarra gentile, e da una dolcezza e una malinconia infinite, dominanti su tutto. Se l'intero disco fosse stato così, si sarebbe meritato un giudizio ben più alto di quello che mi accingo ad esprimere. Ma i LIN hanno preferito seguire altre strade, cosicchè Sellout Song rimane una parentesi meravigliosa e struggente all'interno di un lavoro di electro-dance molto curato, che per quanto mi riguarda ha un solo punto a sfavore: l'eccessiva enfasi rap. Insomma, pur non essendo un capolavoro, La Folie si propone come un lavoro estremamente interessante, personale e piacevole, anche per chi, come il sottoscritto, non è un fan accanito di certi stili musicali. Più ascolto questo disco e più mi piace!

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