Libra - Ad Ogni Costo (Autoprodotto, 1999)
Con gli otto brani racchiusi in questo CD, i veneti Libra fanno il loro debutto sul mercato discografico. Si propongono con un sound grintoso ma al contempo molto melodico, che - sospeso tra il tipico rock italico e gli strascichi del grunge - non riesce purtroppo a distinguersi per originalità; nonostante le indubbie capacità e l'ottimo suono ottenuto, infatti, non si può non notare che in questa musica manca l'elemento-novità, ossia quel qualcosa di personale, di autentico, che rende una band unica, anche all'interno di un genere così inflazionato. Ciò che si ascolta in questi pezzi è puro rock, ricco di passione e magistralmente suonato, ma altresì scontato, pertanto gradevole e nulla più. La parte migliore è costituita dai primi tre brani: risalta in particolare la title-track, tirata e coinvolgente, azzeccatissima, memore senza dubbio della lezione dei Nirvana; ma ben riuscite sono pure Saremo Figli (una soltanto delle numerose occasioni in cui vengono alla mente gli Afterhours) e Quando Nascerà Il Sole, che potrebbe essere un pezzo degli Interno 17. Dopodichè si scivola nel grungismo mediocre, ordinario, con diversi spunti piacevoli (le chitarre alla Smashing Pumpkins di Sbambolina, l'intensità di Ricordi) ma certo non memorabili; per non parlare di alcune uscite tipo "Voglio una vita al contrario/da figlio di puttana/essere giudicato/un bel giovane disadattato" (Tutti A Confessarsi), che lasciano quantomeno perplessi (ironia in stile Afterhours o pietosa autoconvinzione alla Vasco/Ligabue?!). L'impressione non è quella di una musica insulsa, ma sterile: le capacità e la voglia sono fin troppo evidenti, i propositi però lasciano a desiderare. La voce di Alberto, infine, ricalca quelle delle più note grunge bands americane, risultando efficace, ma spesso troppo ricercata. Volendo stabilire ulteriori riferimenti, i Libra assomigliano agli amici-colleghi Estra e per certi versi ai Timoria, oppure ai Collective Soul, o - e proprio qui sta il problema - ad altre centinaia di band del più classico rock americano, ruvido ma melodioso, che tanto piace a Radio Rock Fm. A più riprese ci si ritrova a tenere il tempo col piedino, e questo è certo un buon segno; infatti sono sicuro che i Libra potranno piacere a tanti, ma…quanti altri gruppi abbiamo già sentito suonare in questo modo?! Tralasciando gli USA (nei confronti dei quali riusciamo ad essere in perenne ritardo), da noi sono state lanciate coi migliori propositi formazioni poi subito scomparse (Anhima, V.M.18, etc.), che non facevano altro se non imitare gli esempi d'oltreoceano. Dal momento che le premesse, tutto sommato, sono buone, auguro ai Libra di riuscire a trovare una strada più personale, pena l'immediato oblìo. Il futuro della musica sta sicuramente anche nel rock, ma deve pur esserci un'evoluzione. Libra - Trasparenza EP (Autoprodotto, 1999)
Ecco quattro nuovi pezzi da parte dei veneti Libra, realizzati stavolta con la collaborazione di Geoff Turner (New Wet Kojak) in fase di registrazione. A dire la verità, non si sente così tanto la sua produzione, ma rispetto al precedente, questo lavoro si presenta indubbiamente più maturo e personale, e con l’evoluzione del suono la proposta si è fatta più interessante. Il brano migliore è l’iniziale Dentro, sospeso ancora fra Estra ed Afterhours, ma dalle sonorità più moderne e grintose che in precedenza, e con un testo azzeccato. Il resto lascia ancora un po’ perplessi: Goodbye, ad esempio, è un brano dolce, rilassante, piacevole ma forse troppo statico e pertanto poco coinvolgente. I restanti due pezzi rimandano nuovamente alle bands citate (specie alla seconda), e ripropongono alcuni difetti già notati; le parole soprattutto, che a volte risultano banali: mi riferisco a "guarda come le cose cambiano (...) e il tempo passa" (Goodbye), oppure al refrain "certa gente mi fa vomitare" (Vomito), che non può non ricondurre all’afterhoursiana Sui Giovani D’Oggi Ci Scatarro Su, di certo più riuscita nel suo sarcasmo. Occorre evitare le ovvietà, preferibilmente dosando in parti uguali semplicità e ironia: non prendersi troppo sul serio, insomma. Ma forse sono sempre troppo pignolo: la strada sembra essere quella giusta. |