La Route Du Rock 04 - Saint-Malo, 13-14-15/08/04

Non ero mai stato in Bretagna, così quando mi è stato proposto di andare a vedere un festival estivo da quelle parti ho colto la palla al balzo aggregandomi alla spedizione genovese per questo celebre happening transalpino. La partenza viene fissata un giorno prima del festival e l'inizio non è dei migliori visto che non solo piove, ma pare che una forte perturbazione stia devastando proprio la regione dove siamo diretti, nonostante il clima (che detto in tutta onestà non mi dispiaceva neppure) l’accoglienza comunque è più che buona visto che gli ostelli francesi come preventivato sono ottimi, anzi, quello di Saint-Malo supera decisamente le nostre aspettative di emigranti “poveri in canna”. Il tempo altalena costantemente dal sole al nuvoloso che minaccia pioggia, ma all’inizio sembra tenere decentemente tanto entriamo perfettamente nel “mood” vacanziero (ignari di quello che ci aspetta). Il nostro festival si apre con le Coco Rosie da cui tutti si aspettano molto, quanto meno in ottemperanza dei canoni estetici, ed infatti si presentano due belle ragazzone in jeans e facce sorridenti, nella peggiore tradizione da "morti de fame" buona parte del pubblico sembra gradire lo show a priori per il puro e semplice fatto che sono donne e graziose, però nulla da dire, se non che dal vivo sembrano quello che Cat Power riesce ad essere solo su disco. Chitarra acustica, giocattoli, arpa e registratore, un set strumentale ultra minimale, una voce impostata da consevatorio ed una più storta da folk americano, alla fine sale sul palco il fidanzato di una delle due: il celeberrimo Devendra Barnhart che un compatriota cresciuto a botte di "Piccoli Fans" accoglie al grido di: “Vai Denedra!”, un tormentone che ci accompagnerà per il resto del festival e per il resto della vita. I Velma erano stati grandi al Musica nelle Valli, ma all’interno della sala del casinò sono semplicemente straordinari, da buoni svizzeri fanno funzionare tutto con la stessa precisione e con la stessa sincronia di un orologio, il cantante che sembra “mi zio quello vecchio”, oltretutto riesce a andare in loop persino sui ringraziamenti, gli darei il nobel a partire dalla faccia: per quanto mi riguarda vincitori del festival. La maggioranza dei gruppi suonerà in una sede decentrata che si chiama Le Fort, purtroppo ci rendiamo subito conto che visto il terreno sarebbe potuta essere una fabbrica di fango (come effettivamente è stata). I Now It’s Overehead si candidano a gruppo più inutile che abbia mai visto dal vivo, mentre i Beta Band passano con la stessa rilevanza con cui passano i dialoghi televisivi di Giampiero Mughini, ma i The Kills sono quelli che toccano più il fondo di tutti: un gruppo rock costruito a tavolino con chitarra, cantante che fa la “femme fatal” e basi!! Ora, con tutto quello che li pagheranno per quanto mi riguarda avrebbero potuto fare una figura migliore a prendere un bassista ed un batterista che suonassero anche solo in playback, ci erano arrivati anche i Luna Pop, non credo che ci volesse la laurea. Tocca ai dEUS e ci si accorge che un po’ di ruggine c’è, però come resistere a pezzi come Ideal Crash, South And Soda o Roses? Mi domando solo quale senso abbia un gruppo il cui ultimo disco risale a... a quanto tempo fa?. Di seguito degli Lcd Sounsystem in forma strepitosa, a tratti sembrano la versione dance dei Suicide a tratti dei Rapture meno funk e più disco Ottanta ed in fine Rjd2 che io non vedo, ma che i miei soci mi passano come discreto. Il secondo giorno alzandomi all’alba mi godo una spiaggia completamente deserta e cerco le ossa dei vecchi soldati tedeschi morti sul bagnasciuga, senza per altro ricordare che il mitico scontro a fuoco (proprio quello sfruttato da Spielberg per fare un film patetico dove come al solito gli Yenkee salvano il mondo) è altrove. Il tempo diventa piovoso e visto che sono un disadattato capisco che il clima è perfetto per correre, Odino mi punisce per non essere vichingo e perchè sono piccolo brutto e cattivo come Calimero e così mi demolisco un piede nel tentativo di diventare il Conan del basso Piemonte. Arrivati al casinò rimaniamo increduli di fronte ai Gravenhurst della serie "i Codeine non li abbiamo mai sentiti" e sempre della saga "la Warp ormai ha i soldi da buttare", bravi, rilassanti, ma di certo non indimenticabili. Il meglio deve ancora arrivare e così sale sul palchetto Laura Veirs, un’americana scampata all’oratorio grazie alle canzoni di Joan Baez che mi fa rimpiangere di non aver mai visto dal vivo Suzanne Vega e che mi fa venir voglia di ritornare al mare, così sdegnosi abbandoniamo il campo sperando che la Veirs vada a pelar patate per l’esercito della salvezza. Arriviamo al “Fort” quando stanno per iniziare i Lali Puna e che ci crediate o no, seppur noioseti su disco, dal vivo sanno creare un gran bello show, come credo pochi gruppi della Morr, delicati, graziosi, elettronici, indie e maledettamente pop, “tres bien!”. Quando tocca agli Air sembra di essere ad un concerto di Ligabue (solo che noi abbiamo Ligabue e loro gli Air, vi invito a due minuti di raccoglimento), perfetti in tutto: non si spettinano neppure, alcuni rodie gli cambiano persino le regolazioni dei synth fra i pezzi di modo che i due “franzosi” non si scompongano troppo, li preferisco su disco ma comunque notevoli. Con i Phoenix l’atmosfera da stadio rimane inalterata, peccato che pian piano ci si accorga che a parte i due singoli i conigli nel cappello finiscano subito e così scadono nell’aprire il concerto e chiuderlo con versione rock ed acustica dello stesso pezzo “Everything Is Everything..”. Finalmente tocca ai Tv On The Radio, il cantante si muove meglio di Prince, un vero nero funk-gospel: James Brown il tuo insegnamento non è caduto nel vuoto! Il chitarrista di sinistra è il capellone afro che si vede nel video, l’altro, l’unico bianco della line-up, lo segue a ruota; carini, anche se pure qui ho l’impressione che a parte qualche pezzo notevole (il singolo è una bomba) “nun c’è trippa pè ggatti”. Dopo gli ottimi Tv On The Radio purtroppo saltiamo Peaches ed io un po’ mi dispiaccio di aver perso la “cicciardona” canadese. Il "giorno del signore" è quello in cui il sottoscritto si aspetta il meglio e sinceramente non posso dire di essere rimasto deluso: Murcof è grande, suona un po’ troppo, non sarà spettacolare, ma vedersi un concerto del genere da coricati su di un pavimento dove molta gente addirittura dorme è singolare e poi i gabbiani fuori dalle vetrate, il colore del cielo... veramente suggestivo. Fennesz all’inizio sembra tutto fumo e niente arrosto, soprattutto quando accenna dei pezzetti di chitarra un po’ gratuiti, però dopo un inizio in sordina il nostro si risolleva e regala una serie di perle in distorsione che si ricordano con piacere. Corriamo nell’altra sede sperando di essere in tempo per i Mojave 3 e per fortuna li vediamo ancora in forma e sempre più country con la “pedal-steel guitar” come se piovesse, il problema è che dopo un po’ si mette a piovere sul serio così mentre i Girls In Hawaii si esibiscono all’asciutto, i Blonde Redhead fanno un concerto con tanto di diluvio universale. Preferivo i newyorkesi due o tre dischi fa, ma nonostante il pantano si sentono volentieri e tutto sommato come coreografia non sta neppure male, purtroppo dopo un po’ diluvia sempre più forte e gli organizzatori temendo un disastro di cortocircuiti o di altra natura sospendono il concerto. Ad oggi non so ancora se Dyonisos, la Blues Explosion e i Troublemakers abbiano suonato, di certo c'è solo che qualche genio mi ha proposto di fare un bagno di mezza notte nell’acqua gelida della Bretagna ed io l’ho trovata un’idea talmente stupida da essere supportata con ogni mezzo. Che dire de La Route Du Rock? Organizzazione incredibile, pubblico folto, intelligente e tendenzialmente composto, ambientazione da manicomio: perché in Italia no?

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