Languis - Untied (Simball, 2002)

Poor Poor Poor Boy. Povero bimbo coi giochini rotti e con le pile scariche. I suonini si sono interrotti e ora? E ora... Ora questi suoni al limite della distorsione e queste ripetizioni di semplici pattern melodici, tappeti sonori sgraziati, prendono forma in un meraviglioso collage multi strato, meglio di una millesfoglie. Il paragone con una torta non è azzeccato per niente. Infatti una torta ovunque la si tagli si suppone sia uguale. Tante fette tutte uguali. Qui ci troviamo di fronte, invece, ad un piccolo gioiellino di pop elettronico con chitarrini e layers di suoni sintetici, di inoffensive sferzate distorte che hanno vaghi richiami nel textured-guitar sound di gruppi dell indie psichedelico dei primissimi anni '90. Un modo di fare sempre più in voga tra le nuove generazioni di ventenni chitarristi stufi di scimmiottare gruppi che hanno già dato il loro massimo, attratti solo dalla facilità della programmazione elettronica e dalle possibilità cromatiche della tavolozza sintetica del personal computer. Scendendo a livello di biografia dei componenti, spesso vergognosamente parchi di notizie personali, sappiamo che i due Languis sono arrivati a Los Angeles da Buenos Aires. Hanno alle spalle tre LP e tre singoli. Dieci anni di lavoro abbastanza sconosciuto prima di mettere il naso fuori dall'America con un disco che si pone poco sotto al fantastico Ulrich Schnauss nella mia personale top ten elettronica di quest'anno. Le parti più ambientose ricordano senza dubbio Chessie e i suoi deliri ferroviari. M-i-elodie per la nuova generazione degli orfani di papà Aphex Twin.

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