Lambchop - Nixon (City Slang, 2000)
Avete visitato la Country Music Hall of Fame di Nashville? Noo??!... Neanch'io, ma non preoccupatevi: stavolta i Lambchop non rinnovano tale invito come nelle loro precedenti uscite, e questo mi sembra un indizio di non poco conto, perchè ascoltando Nixon (il titolo non vuole essere un omaggio al discusso Presidente, anzi...) si ha come l'impressione che il supergruppo capitanato da Kurt Wagner abbia definitivamente abbandonato la lenta e straziante malinconia delle sonorità new country che caratterizzavano How I Quit Smoking per lasciare il posto a più ritmate arie soul.
D'altronde fare un disco alla Marvin Gaye, Curtis Mayfield o, perchè no, Stevie Wonder è sempre stato il sogno di Wagner e già dal precedente What Another Man Spills del 1998 le influenze soul erano evidenti, tanto che Kurt in quell'occasione aveva ripreso il pezzo Gimme Your Love dello stesso Mayfield.
Senza badare a spese, dunque, e, grazie al sostegno di una major, la band di Nashville sforna il suo disco perfetto: il disco soul che non sentivamo da tanto tempo.
Qui c'è tutto quello che serve: l'atmosfera, la voce pastosa di Kurt che a tratti raggiunge lidi per lui inusuali (What Else Could Be?), gli arrangiamenti di archi e fiati, i cori di accompagnamento e l'immancabile Hammond.
Ci troviamo davanti ad un'evoluzione sonora senza traumi che forse non sempre incontra i gusti del recensore di turno, ma non importa: di fronte a tale talento e spessore non si può far altro che soccombere (sentire su tutte You Masculine You, Nashville Parent e The Distance From Her To There).
Nixon è il disco che molti aspettavano da parecchio, forse da prima che io fossi nato, perciò se sui gusti musicali si può discutere fino a far piegare gli alberi, resta il fatto che Kurt Wagner sia uno dei più validi interpreti della tradizione musicale americana oltre che un vero iconoclasta.
Anche quando suona con una Gibson L7 del 1946.
     
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Lambchop - Is A Woman (City Slang, 2002)
Se i recenti Leonard Cohen e Nick Cave deludono un pochino, ci si può sempre consolare con l’ultimo splendido lavoro di Kurt Wagner.
La formazione si è allargata ancor di più, tanto che ci saremmo aspettati un disco ancora più stratificato dei precedenti. E invece niente: Is A Woman vive di atmosfere diradate e notturne, guidate da una voce sempre più indescrivibilmente romantica. Tredici persone che suonano come se fossero in tre: questo era nelle intenzioni di Kurt, e questo ciò che ne è risultato. Dopo la virata soul di Nixon, il tiro si aggiusta e colpisce dritto al cuore con ballate languide che si reggono sull’intenso ma mai invadente piano di Tony Crow. Sì, perché Is A Woman è un album essenzialmente fatto di piano e voce anche se in sottofondo, appena accennati, si percepiscono brusii spaziali di moog e altri strumenti vintage che solo Wagner e soci potevano scovare e che servono a rendere l’atmosfera ancora più calda e avvolgente, a tratti quasi ambient.
E’ l’impressione complessiva dell’opera a lasciare quasi senza fiato più che le singole canzoni qui inserite, ecco perché non mi soffermo su questo o quel brano. Un po’ il discorso che mi sentirei di fare con l’ultimo (e altrettanto splendido) Yo La Tengo, nonostante il diverso approccio delle due band amiche. Il pezzo capolavoro comunque lo si riesce ugualmente a scovare e dà il titolo al disco: una melodia micidiale nella sua potenza evocativa che inaspettatamente assume un andamento reggae, ma è un reggae “alla Lambchop".
E c’è poco da stare allegri.
     
Ok: bei suoni, molto arrangiamento, tanta delicatezza, tanti strumenti: ok.
A me però quest'album suona davvero di una noia mortale - non riesco mai ad
arrivare alla fine. E ogni volta che lo ascolto, pur affascinato dalla ricchezza
sonora che ne scaturisce, sono colpito dal vuoto "architettonico" e armonico
delle canzoni. Secondo me è sopravvalutato pesantemente. Rivolgendosi ad un pubblico
rock a volte un po' distratto rispetto a cose "altre", i L. fanno breccia per il
fatto di ricoprirsi di un'aura di raffinatezza: ma spostando lo sguardo altrove,
credo si possano trovare prove decisamente migliori... In questo senso il paragone
con i Yo La Tengo non tiene: qui ci troviamo di fronte ad un'ensemble affollatissima,
che macinando un'ora di musica non riesce ad evitare una monotonia sconcertante
(ed in ciò la voce pacata di Wagner non è mai d'aiuto); laddove i YLT sono tre
strumentisti modesti, e decisamente meno pretenziosi, che contraendo al massimo
il proprio stile vocale e strumentale, riescono a creare un suono ricco e pieno
di sfumature... Ma forse il mio è solo un pregiudizio invincibile; sono prigioniero
del classico schematismo: rock raffinato = pacco, rock buttato in vacca = goduria.
Da questa prospettiva il rock barocco di Flaming Lips, Mercury rev etc. è paradossale!!!
Io di fatto non riesco, per ora, ad inquadrarlo. Mi sconcerta.
Alberto
Alberto, è vero che si fa fatica ad individuare un pezzo memorabile nella contesto assai raffinato del disco. E' anche vero che Is A Woman non è un disco che metterei su tutti i giorni, tuttavia mi affascina lo stile che emana da ogni singola nota. Pur non essendo - preciso - un capolavoro. Quanto al paragone con Yo La Tengo, mi rendo conto sia stato azzardato. Ma le sensazioni da "canzone unica che non finisce mai" che mi danno questi due gruppi spesso coincidono: l'accostamento era solo in questo senso. Ciao!
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