L'Altra - Different Days (Hefty, 2005)

Quasi venti anni fa, con auto ironia non comune, il songwriter britannico Billy Bragg coniò la definizione di "difficile terzo album": quello cioè in grado di sancire la reale statura di un artista, di decretarne il favore definitivo della critica o piuttosto rivelarne lo status di bluff o meteora occasionale. Il terzo album dei L’Altra giunge dopo un promettente esordio e un secondo disco bellissimo, con delle premesse che potrebbero essere quelle tipiche di un gruppo che attraversa un periodo di difficoltà, di crisi addirittura. L’ascolto ripetuto del lavoro, fattosi consuetudine piacevole di questi giorni, ha fortunatamente fugato ogni dubbio e preoccupazione.
Ci sono dei cambiamenti: una nuova etichetta (da Aestethics a Hefty, ma sempre a Chicago si resta) e un rimescolamento di formazione (restano solo Lindsay Anderson e Joseph Costa, accompagnati da un pugno di ospiti, tra i quali Fred Lohnberg-Holm e soprattutto Joshua Eustis dei compagni di label Telefon Tel Aviv). Il risultato ci racconta di un gruppo che non riposa sugli allori e introduce significative novità nella propria cifra stilistica, senza clamori com’è consuetudine di chi può far eloquentemente parlare la propria musica per sé; sono soluzioni precedentemente quasi inedite o poco sperimentate, dovute sì alla rilevante presenza di Eustis, ma anche alla volontà di aprire una fase artistica differente approfittando delle circostanze.
Messe infatti un po’ da parte le influenze folk e cameristiche, ora gli arrangiamenti si sorreggono su un’ elettronica ambientale dal tocco leggero e misurato e una ritmica più presente. Ciò che era in penombra nei lavori precedenti, magari solo accennato, ora ha un ruolo quasi preponderante: la mutazione è graduale però, poiché se le voci duettano e si alternano come in passato, la tessitura sonora trasfigura archi, fiati e tastiere in un sottile pulviscolo fatto di riverberi, ombreggiature, fugaci accenni dub (ed è dove la presenza di Joshua Eustis si fa più sentire).
In alcuni momenti il ritmo è addirittura in primo piano, e si integra con misura al paesaggio sonoro (accade nella title-track e nella conclusiva A Day Between).
Possiamo considerare L’Altra quasi una sorta di versione (retro)modernista dei primi Everything But the Girl o dei Go-Betweens maturi, con il loro delicato e intimista pop d’ambiente, ricercato ma sensuale al tempo stesso. Suoni che parlano al contempo al cuore e alla mente, sottovoce ma con chiarezza e dolcezza.
Musica sognante per amanti un po’ distratti, perfetta per quelle domeniche che sembrano non spegnersi mai, e quando sono finite vorresti farle ricominciare da capo.
Come questo disco...

aggiungi il tuo parere