AA.VV. - Nothing Left To Lose: A Tribute To Kris Kristofferson (Incidental Music, 2002)

Texano, classe 1936, Kristofferson ha scodellato un bel po’ di dischi dai primi anni ’70 ad oggi. Canzoni fatte di malinconia e grandi spazi, fortemente legate alla sua terra di origine. Pare inoltre sia uno dei songwriter più coverizzati d’America (nell’allegato si parla addirittura di 450 artisti che gli hanno reso omaggio nel corso degli anni). Fatto sta che io l’ho sempre apprezzato come ottimo caratterista in film indimenticabili quali Voglio La Testa Di Garcia, I Cancelli Del Cielo o il più recente Stella Solitaria. Questo ulteriore tributo mi sembra alquanto riuscito, sia perché ci fa riscoprire quante belle canzoni ha scritto questo artista di frontiera, sia perché mette all’opera alcuni fra i più dotati gruppi della scena alt country americana. Gli Handsome Family sono i primi che si fanno notare, grazie alla calda voce di Brett Sparks che interpreta una (già di suo) bellissima Sunday Morning Coming Down. Da fremiti anche per i meno tradizionalisti. Seguono gli enigmatici e rantolanti Califone (che non disdegnano di sperimentare anche sui classici) con Borderlord, tenuta insieme da un basso e una batteria compatti e corposi. Anche la talentuosa Diana Darby se la cava molto bene con un altro classico dal titolo molto suggestivo: Jesus Was A Capricorn. Ovviamente non potevano mancare i Calexico che riescono a fare letteralmente propria Casey’s Last Ride, altro picco del lavoro. Scorrono via che è un piacere, senza però risultare troppo anonimi, anche i contributi di Court & Spark e gli impronunciabili Zmrzlina rispettivamente con For The Good Times e Me & Bobby McGee (quest’ultima presa dall’omonimo album del ’71 di Kristofferson). In ultimo, tra gli altri, arrivano gradite sorprese, mi riferisco ai mitici Radar Bros che con Help Me Make It Through The Night mi hanno proprio spezzato il cuoricino, e a Howe Gelb che in compagnia solo di una chitarra acustica rende The Pilgrim (Chapter 33) un brano denso e ispirato. Alla fine ci pensano i Grandaddy a farci credere (per un attimo) di stare nel migliore dei mondi possibili con l’accelerata e stramba Best Of All Possible Worlds, appunto.

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