Komeit - Falling Into Place (Monika, 2002)
Chris Flor e Julia Kliemann stanno dietro la sigla Komeit, che, con due album e un mini, ha già stregato parecchie persone, sottoscritto compreso.
Supponiamo con un po’ di immaginazione che gli Ida più lo-fi e ispirati si mettano a registrare qualcosa con i Notwist. Ecco, il risultato che può nascere da questa ipotetica collaborazione non è poi così distante da ciò che contiene Falling Into Place, seconda prova del duo berlinese. Anzi, mi sono complicato la vita. Basterebbe un nome per inquadrare le coordinate sonore della band: International Airport, ma più in generale tutto quello che ha qualcosa a che vedere col post rock più emotivo e caldo che oggi si possa trovare in circolazione, non solo di marca Geographic o Aesthetics (L’Altra?). L’inverno è arrivato ed è così piacevole farsi coccolare da quelle atmosfere bisbigliate e minimali (I Can Tell, Saturday Night), da quegli abbozzi folk guidati, per addizione e sottrazione, da tappeti elettronici di beats e casiotone, i quali non risultano mai artificiosi o, peggio, ingombranti. Rispetto all’esordio, intitolato This Is Zart Core (una definizione del loro genere?), le novità da segnalare non sono poi molte, si procede a piccoli passi ma sempre nella giusta direzione. Forse qui, se proprio vogliamo fare un paragone, gli intermezzi strumentali cedono maggiormente il posto ad una struttura che si presta maggiormente a valorizzare le voci (o meglio: le ninne nanne) sincroniche di Chris e Julia.
Ora sappiamo che i loro cuori battono lo stesso tempo.
     
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