Kjetil - Grounding EP (Lamm Gottes/SmArtz!, 2002)
Fuego - Synchron (Lamm Gottes/SmArtz!, 2002)

La svizzera Lamm Gottes è una piccola D.I.Y. label alquanto militante, come dimostra innanzitutto il logo "ama la musica - odia il fascismo" che affianca quello dell'etichetta stessa sul retro dei CD; chi è ideologicamente contrario si ritrarrà schifato, gli altri possono facilmente immaginarsi i temi trattati dalle bands e prevedere atteggiamenti e frasi spesso quantomeno scontati, quando non banali, fino al punto - lo devo ammettere - di far tenerezza. Ma non siamo troppo precipitosi e andiamo nel dettaglio.
I Kjetil suonano hardcore in maniera per la verità piuttosto grezza, ma non limitata nè ottusa, utilizzando curiosamente più lingue in un singolo brano, dall'inglese al tedesco all'italiano allo spagnolo. La loro cupa visione delle cose non nega affatto la necessità di combattere per ottenere un mondo migliore ("you're a poser, a hypocrite/why don't you try and really change things?" - 4x4); concetto ribadito più chiaramente nella nostra lingua in Nuovo Mondo ("urla, se vuoi che qualcuno ti senta"), che si distingue anche per la riuscita intensità della linea ripetuta "il dolore, la rabbia, l'odio". In Vendido si tenta un non memorabile, ma interessante esperimento con l'elettronica; sul piano delle idee, ottima la sintesi "everything's gonna be allright/is what they keep telling us over and over again/nothing's gonna be allright". Dei cinque pezzi qui proposti preferisco la tensione emotiva dell'ultimo, Another Dead Rock'n Roll Star, contraddistinto da un ritmo furibondo ed urla più disperate che mai. La registrazione non è il massimo, ma si adatta bene a queste rudi composizioni. Miglioreranno.
I Fuego si limitano a testi bilingue, utilizzando inglese e tedesco; anche nel loro caso, pertanto, mi dispiace di non poterne apprezzare appieno il valore. Il disco non potrebbe presentarsi in maniera migliore: avvolto in una graziosissima borsina fatta a mano, e con una copertina (digipack) ed una grafica interna disegnate in maniera eccezionale. La loro proposta risulta ben più fantasiosa e articolata rispetto ai Kjetil: in nove pezzi, per circa mezz'ora di musica, mescolano assieme indie rock ed hardcore, che si amalgamano con il sovrapporsi delle voci, quella urlata maschile e quella femminile, non meno indiavolata ma un poco atonale. I temi trattati, con simile trasporto ed ingenuità, sono perloppiù gli stessi, ma vengono indagati più a fondo ("time can't be compared with money" - sacrosanta verità, "barbies, plastic dreams, economic liberalization", sessismo e quant'altro), in buona parte incolpando giustamente di tutto questo il potere manipolativo dei media e della televisione in particolare. Amare risate verranno sicuramente dall'ascolto di Propaganda ("the terrorists are dead/no one will ever disturb us again/the sun is shining..."); ma più importanti sono l'energia, la vitalità e la passione di pezzi come Because, il morbido esordio di Listen, l'intensità di Dachterrasse, l'inatteso violino che compare in Fish, ed in generale l'emotività che per l'intero disco viene ricercata, ed è trovata pienamente nei pezzi che preferisco: la sin troppo breve There's No God Of Little Things e la conclusiva Never Forget. Al di là di certe solite attese banalità ("alone we die but together we can do") - che, per quanto vere, suonano stanche assai - sono evidenti sia la consapevolezza ideologica sia le capacità tecniche in divenire della formazione, che risulta alquanto promettente e sin d'ora interessante.


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