Kings Of Convenience - Quiet Is The New Loud (Source, 2001)

Ammetto di avere un debole per questo Quiet... di Eirik Glamber Boe (quello figo, per chi ha visto il videoclip del singolo Toxic Girl) ed Erlend Oye (quello che invece proprio non ci piglia con le donne), ovvero due ventiquattrenni, o giù di lì, provenienti dalla Norvegia che, con il loro debutto-proclama dello stesso New Acoustic Movement, sembrano essersi appena svegliati dopo trenta anni di ibernazione, visto che ci propongono un plot di canzoni talmente belle e naif (e sottolineo) da risultare problematiche dal punto di vista della collocazione temporale.
E' questa l'alternativa all'alternativa? O si tratta solo del'ennesima trovata fagocitata dall'industria discografica?
Non voglio addentrarmi in questa insidiosa questione, mi limito a constatare la portata fuori dal comune di quest'esordio che parte con un pezzo come Winning A Battle, Loosing The War, strepitoso nel suo perfetto equilibrio tra chitarre acustiche e cantato celestiale. Un brano che sicuramente avrebbe fatto la fortuna di Paul Simon.
Gli altri pezzi comunque non sono da meno, dal sincopato fraseggio di chitarra e tromba di Singing Softly To Me agli arpeggi acustici che si rincorrono in I Don't Know What I Can Save You From, oppure alla dolcezza infinita di Summer On The Westhill. Sul finale mi imbatto nell'immobile The Passenger e nella grandiosa Parallel Lines, pezzo da pelle d'oca al cui ritornello si aggiunge un ultimo tocco di pianoforte (i cultori dei Red House Painters si facciano avanti...).
Quiet Is The New Loud è in qualche modo la parafrasi rispolverata di quella The Sounds Of Silence che ha influenzato un'epoca ormai data persa per sempre, ma che a volte lascia dietro di sè segnali o scorie impazzite come quest'opera, forse autoconsapevole ma non autocompiaciuta, ascoltando la quale l'unico battito regolare, essendo quasi del tutto assente la sezione ritmica, sarà quello del vostro cuore.
     

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Kings Of Convenience - Versus (Source, 2001)
Questa recensione la devo cominciare con una confessione: nonostante un genuino entusiasmo iniziale che me li aveva fatti ascoltare felicemente per tutta la scorsa primavera ed estate provocandomi anche non piccole ondate di emozioni, dopo otto mesi e tre concerti e tutto questo parlare del New Acoustic Movement i Kings Of Convenience mi avevano un pochino stufata. Lo stesso gruppo che prima avevo amato tanto e che mi aveva fatto versare lacrime di gioia ad uno dei loro concerti (dove supportavano nientemeno che i Low) mi sembrava adesso un pochino blando e peggio ancora leggermente opportunista, mentre cominciavo a domandarmi se il loro successo non fosse in parte stato dovuto a fattori esterni, tipo il titolo giusto al momento giusto e la copertina del disco giusta con gli occhiali da nerd giusti. Per questo, quando il mio amico Paul mi diede il remix di Quiet Is The New Loud da ascoltare, la mia risposta fu una faccia un po’ storta e un mugugno che significava più o meno: “Non ascolto manco più il disco, vuoi che mi vada ad ascoltare un bloody remix?”. Al che lui si mise a ridere e mi disse “Vedrai”.
E difatti, ho visto. Nel senso che Versus è fisso nel mio lettore da più di una settimana, e non mostra nessun segno di voler venire spodestato da qualche altro ascolto. In Versus, le canzoni che hanno reso famosi i Kings Of Convenience vengono reinterpretate da una serie di ospiti illustri: c’è chi ne fa un remix, chi un remake, chi aggiunge violoncelli e chi li arrangia in maniera differente. Tutte, più o meno, canzoni bellissime che mi hanno fatto reinnamorare in un istante dei nostri due elfi norvegesi, aggiungendo ai loro pezzi quel twist che ultimamente sentivo mancare nelle loro pur dolcissime e luminose canzoni. Naturalmente, alcuni remix sono più riusciti di altri. Quando i Four Tet remixano The Weight Of My Words, per esempio, potete essere sicuri che il risultato è strepitoso e supera persino quello della canzone originale, e così il remix di Little Kids fatto dai Ladytron è un gioiellino kraftwerkiano che da una settimana a questa parte mi fa danzare da sola mentre giro per la casa. Andy Votel rivisita Winning A Battle, Losing The War e la rende se possibile ancora più sentita ed evocativa, mentre il grande Royksoop si cimenta in un remix di I Don’t Know What I Can Save You From, di nuovo con un risultato strabiliante. Ascoltandole e riascoltandole, solo un paio di canzoni non rendono giustizia agli originali, e queste sono un remake abbastanza pessimo degli Alfie e un altro pezzo abbastanza inutile di tale David Whitaker (il quale non è brutto di per se’, ma è esattamente uguale all’ originale).
Mi rendo conto che l’idea di un remix di un disco uscito da pochi mesi può sembrare un atto assolutamente inutile e gratuito, ma vi assicuro che Versus è tutto tranne che un disco gratuito. E questo perché non solo farà impazzire i fans dei Kings Of Convenience, ma con ogni probabilità piacerà anche a coloro a cui i nostri Re norvegesi avevano cominciato a stufare un pochino. Versus è un bellissimo disco a se’ stante, e oserei persino dire che in certi punti è quasi meglio dell’originale. E il mio amico Paul continua a chiedermi quando gli riporterò il disco...
     
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