Kind Of Like Spitting - Old Moon In The Arms Of The New (Hush, 2001)

Ascoltare dischi come questo dei KOLS mi fa stare male per due motivi: uno perché non sarò mai in grado di scrivere canzoni così belle, due perché è la conferma che al mondo ci sono troppe band rimaste sconosciute che sono dieci, cento, mille volte meglio di tutte quelle che incensiamo ogni giorno come se fossero quelle "definitive". Il mio amico Burzum aveva un vinile dei KOLS e me ne aveva sempre parlato bene. Quindi, incuriosito, cerco di reperire questo CD. Non vi dico la mia reazione ascoltando Old Moon Meet New. Stavo per mettermi a piangere da quanto la canzoncina è perfetta, dal testo alla melodia, tre accordi ed una dolcissima voce di una ragazza (che deve essere sicuramente carina) a fare i controcori. La band (poco più che ventenni) non è nient'altro che un progetto di un tale Ben Barnett accompagnato da amici e registra in studio, in casa e in altri posti assurdi, con l'ausilio di strumentini carini, più o meno "classici". Una sorta di Pedro The Lion (che a volte è proprio simile senza essere un clone) o un Bright Eyes più minimale in alcuni pezzi (Dostoyevsky Gets Mugged Outside A Donut Shop In Jersey) e meno in altri (Two Violins,Which Are Meant To Represent The Forest, con piccoli beats elettronici). Giuro che credevo che al mondo non ci potesse essere meglio della band di David Bazan, ma qui siamo allo stesso livello, assolutamente. Mi ripeterò, ma il mio metro "canzoni da cassetta per ragazze" qui salta completamente, in quanto non c'è un singolo pezzo, dico uno, che non farei rientrare in quella categoria. Fate in modo di procurarvi questo disco e tutto ciò che la band ha fatto, specialmente se il cantautorato indie-rock americano è la vostra usuale tazza di tè. Poi fatemi sapere cosa ne pensate. In Italia, così mi dice Chad, l'etichetta dovrebbe essere distribuita da White & Black, ma potete anche ordinarla direttamente sul suo sito.

Kind Of Like Spitting esistono da quasi venti anni.
se vi piacciono, deliziatevi anche con qualcosa di Duster,
Juno, Lift To Experience.
E non dimenticate di ascoltare Hovercraft nelle notti d'estate
quando siete a caccia di stelle comete.
acc.

Ho conosciuto i Kols grazie a voi l’anno scorso e ve ne sono grato.
Ora posseggo due loro album, "Nothing Makes Sense Without It"
e "You Secretly Want Me Dead". Dei due consiglierei il secondo,
ma entrambi sono dischi superbi. Con loro il genere della college band melodica
­ le tematiche nei due album sono ancora infatti postadolescenziali ­
viene completamente messa sottosopra. Ben Barnett oltre ad essere
un chitarrista dotatissimo ma assolutamente incurante
di ogni vezzo virtuosistico, riesce a scrivere delle canzoni d’amore
così vive e fresche, ma allo stesso tempo antiretoriche,
ad urlarle in modo così sguaiatamente delicato, da rivoluzionare la
mia granitica categoria di rock-sentimentale-chitarrina.
Direi che si tratta di punk-acustico (?!). Il suono è così raccolto
che sembra uscire direttamente dalla stanza a fianco, come
se qualcuno ci stesse parlando di sé davanti ad una birra, o stravaccato
sul divano, fumando una sigaretta. Eppure a tratti si
aprono degli squarci elettrici che portano la tensione - accumulata
lungo ampi periodi di raccoglimento e distensione ­ al limite
di rottura. Allora la chitarra gratta, le distorsioni si saturano,
Barnett guaisce come un cane randagio sotto la porta di casa.
In quei momenti affiora l’anima schizofrenica di questo gruppo,
che pur essendo molto melodico, cantilenante, è allo stesso tempo
nevrotico e dolorante. Assolutamente inqualificabile come genere:
non è new-acustic, né punk, né rock. Non è neanche cantautorato,
al limite, perché è ancora così poco sofisticato, così poco attento
a darsi un tono... Di sicuro però è musica fortemente patita,
SI SENTE che tratta di cose vissute. È pura autobiografia, canzoni
che ognuno vorrebbe sperare di poter scrivere parlando di sé stesso.
Scrivere una canzone d’amore non significa solo cantare "don’t you cry tonight"...
Alberto

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