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Kimchee La Kimchee (www.kimcheerecords.com) viene alla luce nel 1996, grazie ad Andy Hong e a Bob Dubrow. Dopo qualche anno e qualche disco raggiunge una certa popolarità in ambito indie con la compilation In My Living Room, che raccoglieva pezzi di Karate, Mary Timony, Chris Colbourn dei Buffalo Tom e tanti altri. Oggi, dopo quasi una trentina di uscite in catalogo, è una delle realtà indipendenti più interessanti del panorama internazionale, nonché una delle etichette preferite di chi scrive. The Pee Wee Fist - Flying (Kimchee, 2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() 27 - Angel's Share/Wash Away The Devil's Play 7" (Kimchee, 2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Rosa Chance Well - S/T (Kimchee, 2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Membri di questa band fanno parte anche di un collettivo (Naftule's Dream) uscito su Tzadik, e che non è indie rock "regolare" si sente: pezzi sbilenchi e impazziti si alternano a ballate Neil Young-style (Beauty, & The Beats) e a sprazzi geniali alla Flaming Lips, per non parlare del pedaggio che ogni band che vuole suonare questo genere deve pagare ai Sebadoh. Pur non esaltandomi lo trovo un disco leggero e carino. Che non comprerei, probabilmente, ma a qualcuno potrebbe piacere, e non poco.Quando un'etichetta decide di produrre un picture disc è sempre una scelta coraggiosa: il costo è abbastanza elevato, la qualità del vinile deve essere più che buona e di conseguenza ci si aspetta che sia così anche il contenuto. i 27 sono un trio formato da Maria Christopher (ex-Dirty Merchants) a chitarra e voce, Ayal Naor (ex-hc pesante militante in Spore, Anodyne e Luca Brasi) alla chitarra baritono e Neil Coulon alla batteria ed al clarinetto. Minimalismo pop intimista in entrambe le facciate, debitore a Retsin ed a cantautrici narcolettiche (termine odioso, lo so) varie. Peccato che siano solo due pezzi, ma in circolazione dovrebbe esserci anche un album. Era il 18 Settembre del 1997 quando non mi ricordo chi mi consigliò il CD discografia dei Junction al banchetto di Manuel di Shove. Lo comprai, quindicimila lire. Da quel giorno quel CD rimane tra i miei fondamentali, tra quelli che mi porterò nella tomba, per intenderci. Post-hc, noise melodico, e quella voce. Sì, la voce di Vanessa Downing, probabilmente la mia voce femminile preferita di sempre. Dopo lo sciglimento Vanessa finì nei Samuel che però non mi hanno mai fatto impazzire, purtroppo. Con lei militava anche Dean taormina, l'altra metà dei Rosa Chance Well che vede Vanessa anche co-autrice dei pezzi. Ma attenzione, questo non è post-hc, qui siamo agli antipodi, o quasi: questo è pop. Pop triste, al limite con l'alt. country, tranquillo ed "adulto". Dieci pezzi loro più una meravigliosa cover di Bad Moon Rising dei Creedence Clearwater Revival. Danno una mano (e si sente) in una metà buona dei pezzi Jeff Goddard e Gavin Mccarthy (Karate) e Chris Brokaw (Codeine, Come e New Year). Tiger Saw - Blessed Are The Trials We Will Find (Kimchee, 2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Victory At Sea - Carousel (Kimchee, 2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Che i Low siano gli eredi dei Velvet Underground è un dato di fatto. Che i Low siano una band unica, pure. I Tiger Saw si muovono più o meno su quelle coordinate: arpeggi di chitarra, viola, violoncello, organo, melodica tutti suonati con passione e con delicatezza. Dei Velvet spesso si sfiora il plagio (How To Be Timeless Tonight è Candy Says, non vedo perché negarlo), ma con gusto, e il resto delle canzoni sono gran Canzoni, con la C maiuscola. I Velvet non ci sono più, Lou Reed ormai fa dischi mediocri, i Low continuano sulla loro strada dilatando le melodia il più possibile e dobbiamo accontentarci degli ottimi Tiger Saw. Ce ne fossero di band così, al giorno d'oggi.Carousel in origine uscì su Slowdime, così come il debutto (noiosetto, per altro) The Dark Is Just The Night ma, vista la scarsa promozione che riceveva, la Kimchee (che già ne curava l'edizione in vinile) decide di ristamparlo in CD. Registrato da Andy Hong (già al lavoro con quasi tutti i dischi dei Karate, Ivory Coast e Rosa Chance Well), nei cinquanta minuti stupisce l'ascoltatore con una decina di pezzi in bilico tra Karate (Jeff Goddard ospite alla tromba in un pezzo, tra l'altro) e Rainer Maria, il tutto guidato dalla voce meravigliosa di Mona Elliott. Addirittura, se mi passate la definizione, non siamo tanto lontani da una versione femminile della band di Geoff Farina, magari suonata con un piglio leggermente più DC (scaricate la title track, se non ci credete). Notevole. Devo procurarmi il disco, uscito da poco.
Heidi Saperstein - The Devil I Once Knew (Kimchee, 2001)![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Helms - The Swimmer (Kimchee, 2000) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Voce irresistibile, sempre tirata in refrain ipnotici, Heidi Saperstein, già chitarrista/singer in Shiva Speedway, nel 1999 a Boston registra l’EP di debutto Very Special da solista. Strada poi proseguita con quest’album sudato, sentito e sporco di sangue rappreso col quale l’appassionata songwriter entra a far parte della scuderia Kimchee, avvalendosi di ospiti degni di menzione: Jeff Goddard (Karate) alla tromba nell’acustica The Night e Thalia Zedek che presta la sua voce nell’accelerata e sbattuta Shakin; ma non è finita, visto che qui ci sono anche un sacco di altre personalità che già in precedenza avevano collaborato con Juliana Hatfield, Buffalo Tom e, in genere, con quella crew che gira(va) attorno al mitico Fort Apache.Quello che ha da dire Heidi lo dice subito e in poco tempo (il disco dura poco più di una mezz’ora): pop- folk fortemente legato a certe radici a stelle e strisce oltre che a all’indie rock della prima ora (Away, Big Mama, Put Our Lips Together); il tutto arrangiato senza voglia di strafare o stupire, ma con una gran passione e sincerità. E per questo il disco, pur non clamoroso, si apprezza di più di quello recente della collega Mary Timony. Clamoroso invece l’esordio (ma ora dovrebbe già essere uscito il loro secondo album dal titolo Mc Carthy) di Helms, trio formato dai fratelli Mc Carthy (ovviamente) e dalla bassista Tina Helms (mi pare logico). Tutti e tre sono fotografati all’interno del (minimalista) booklet mentre dormono. Il cantante chitarrista Sean stringe a sé addirittura il gatto. I brani hanno una semplicità quasi infantile nel passare dalla stasi di un accordo a sfuriate stralunate di voce e chitarra che sembrano messe lì per caso (The Kindness Of Automatic Doors). The Smallest World In The World (che titolo!) vive di semplici melodie ricurve, mentre Ghost With Searching Eyes semplicemente arriva a sospendere la musica per dare spazio a suoni presi pari pari dal preistorico video gioco Pac-Man su cui poi si innestano divagazioni chitarristiche che continuano poi nella fragorosa e destrutturata The Television Set. Anche le quasi strumentali Teenage In The Woods, Io e Candy Fish sono composte da un giro di chitarra ripetuto, feedback e qualche voce abbozzata. Nulla più. In questo disco anche i silenzi diventano parte integrante del lavoro. A chi consigliare questo gruppo? Direi ai fans di Karate, Don Caballero e June Of 44 e in genere a chi è in cerca di sonorità scarne, semi-improvvisate, ma mai banali. Promossi in matematica.
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