Kid Icarus - Be My Echo (Summersteps, 2001)
Eccolo di nuovo - non di già, dacchè ben un anno è intercorso tra le due uscite su Summersteps a suo nome -, il giovane Icaro. La matrice della bassa fedeltà a tratti acustica alla Guided By Voices fa ancora capolino qui e là tra le tracce, che, questa volta, si fanno notare di più sia per la migliore qualità compositiva che per quella di registrazione. Bassa fedeltà ormai, lo ricordiamo, è definizione che rimane ancora soltanto per sottolineare un certo filone di cantautorato fai da te che muove dalle medesime basi culturali, certo powerpop fine '60, qualche momento più traditional, qualcuno più sonico. Per essere più precisi, le istanze da cui parte Erich Schlittler sono il binomio, ormai classico, Barret/Hitchcock, ossia certo cantautorato psych-folk, e qualche passaggio byrdsiano (l'uso pressocchè continuo della chitarra acustica a dodici corde) e dell'armonica a bocca, così dylaniana... Il disco si fa notare immediatamente per la lunghezza (è il quinto full-lenght dato alle stampe per l'etichetta): ventidue pezzi per sessantotto minuti che sono un canzoniere completo dell'autore. Le atmosfere che vengono toccate passano un po' tra tutte le declinazioni del folkie americano, citando qui e là sempre rispettosamente, arrivando quasi a sfiorare certo Springsteen di Nebraska... Ma il disco riserva una sorpresa, che sono stato piuttosto tentato di non rivelarvi. Verso la metà, proprio quando la curva di interesse è lì lì per crollare, il disco nasconde una parentesi più schiettamente pop, affine a certi giochi Elephant6 o a certi Ladybug Transistor. Tra momenti di psych-pop quasi 60's e divertissement il disco rimette in carreggiata l'ascoltatore per poi portarlo fino al traguardo con un'altra riga di canzoni squisitamente folk, dove la mano del produttore (quel Psychatrone Rhoenedakk già altrove recensito), schietto filologo psichedelico, si permette un lavoro più sensibile, e per questo più discutibile, ma che d'altronde riesce a destare l'interesse ormai sopito. Il cambio di registro non è comunque nulla di così drammatico. Anzi sta nella capacità di costruire la tracklist in questo crescendo una delle doti maggiori di questo album, sicuramente il miglior Kid Icarus, ad oggi. Se posso permettermi un consiglio è forse quello di provare a giocare di più con una voce che troppo spesso riecheggia quella di Robert Pollard. Infatti i brani migliori del disco sono proprio quelli in cui canta l'ospite femminile, Cassie Rose. In conclusione, un nome da tenere a mente per il futuro quello di Kid Icarus che, sicuramente, non è ancora riuscito ad esprimere al meglio tutte le sue potenzialità. Ah! E magari la prossima volta una decina di pezzi in meno non farebbero male... |