Kevin Sharp e tutta la brutale verità
Free speech for the dumb
Forse non tutti sanno che gli anni novanta non hanno visto solo la fugace fucilata di Nirvana e compagni, né solo quella un po’più lunga e petulante dell’EMOzionante post-punk. No. Dietro le quinte della decade passata ha continuato a ribollire anche la lava incandescente di quel sound estremo, figlio diretto di Discharge, Wretched, Amebix e, perché no, anche Napalm Death. Sintetizzando al massimo: gli albori del decennio scorso hanno coniugato quel cr(o/e)sta politicizzata con il metal più esasperato, grazie soprattutto a etichette indipendenti, ma di grossa distribuzione, come Earache, prima, e Relapse poi tra le altre. La nascita del grind coincide, comunque, con la prima uscita dei Napalm Death(Scum, 1987 ): il famigerato punto di non ritorno. Mi rendo conto che, una sintesi tale, non può che mutilare un fenomeno tanto lungo e articolato, ma mi riservo, per il futuro una monografia più approfondita e particolareggiata.
Point, click, grind
I Brutal Truth di Kevin Sharp, comunque, sono stati tra i tanti, alfieri di questo rinnovato vortice espressivo. Non proprio tra i primi, ma sicuramente, tra i migliori a proporre una centrifuga che, in un pugno di dischi, è riuscita a frantumare tutte le differenze tra generi apparentemente inavvicinabili (come del resto i D.R.I. molto prima: il primo e vero crossover), sputandole fuori in proiettili di rabbia, disagio e emarginazione. Nemmeno un decennio di dischi e turnè mondiali, concluse poi, con un live dal nome programmatico: Goodbye Cruel World, quindi, il nulla.
Punk outlaws
Oggi, Kevin è tornato e in grande stile: su Ipecac e con gente del calibro di Buzz Osborne e due quinti dei Napalm Death.
I Venomous Concept vanno a attingere direttamente alle origini: ossia a quella lama di rumore crudo che, negli anni ottanta, ha affondato in profondità nel costato di un rock moribondo e macilento.
Abbiamo fatto due chiacchiere con Kevin e, nonostante la sua laconicità su alcuni temi, ne è uscito qualcosa di interessante.
Sodapop: Ho cercato di procurarmi la tua biografia attraverso con l’aiuto di Altavista, ma quando ho digitato il tuo nome sono apparse un milione di pagine riguardanti un Kevin Sharp cantante country! Ma è così popolare negli U.S.A.? Lo hai mai incontrato e, cosa più importante, sai se lui ti conosce?
Kevin: No... non so nulla di lui o della sua musica, ma facevo dischi prima di lui quindi... che si fotta.
S: Va beh, cambiamo discorso. Raccontami, cosa hai fatto dallo scioglimento dei Brutal Truth fino ai Venomous Concept?
K: Ho fatto un disco con gli australiani Damaged e ne è uscito qualcosa di più di un album di metal estremo. Poi ho preso un altro diploma al college. Ho fatto un po’di computer-art ed ho lavorato anche in un ristorante. Ho realizzato l’uscita su vinile di quest’album, poi ho registrato altre stranezze e i pezzi finali per questo disco. Sono sempre molto impegnato e non mi fermo mai.
S: Che ne pensi delle bands dei tuoi ex colleghi? Parlo di Total Fucking Destruction (Rich Hoak) e Overlord Exterminator(Danny Lilker). Non ho più notizie, invece, di Brant “Gurn” Mc Carty? Cosa combina oggi?
K: Gurn sta sfornando bambini e altre cose del genere. In quanto agli altri due, sono sempre un fan di Rich e Danny. Forse, non sono le bands che preferisco, ma sono onesto quando dico che rispetto le loro scelte.
S: Ok. Prima domanda sui Venomous Concept: è una vera band o sono solo un side project come Fantomas, Tomahawk e Probot?
K: Fantomas e Tomahawk sono vere bands che fanno albums e vanno in tour, i Probot non lo fanno e mi fanno un po’ schifo. Noi inizieremo il tour quest’inverno e siamo già al lavoro per il secondo album... Quindi, sì, siamo una vera band, ma siamo in grado di variare il nostro stile, di conseguenza il sound è probabile che cambi ulteriormente.
S: Direi che comunque, la vostra direzione musicale sia ben diversa da Melvins, Napalm Death o Brutal Truth. Qui, ci troviamo con un lavoro che trae ispirazione dal vecchio hardcore anni ottanta, quello politicizzato. Il migliore, secondo me. Parlo di Discharge per esempio. Perché questa scelta? Tu pensi che sia ancora tempo di combattere l’oppressione? L’oppressione dello Stato, per intendersi.
K: Beh, sono piuttosto presuntuoso. Di solito, tendo a scrivere osservazioni, o pareri, su ciò che trovo divertente e con questo disco mi sono immedesimato parecchio con lo spirito degli anni ottanta. Ho trovato dello humour nel fatto che i testi delle nostre canzoni non siano poi tanto diversi da quelli dell’epoca. Sarebbe bello pensare che arrivi un cambiamento, ma alcune cose sono intrinseche...
S: Ma perchè avete scelto vecchie foto di guerra per la copertina? Oggi, come sai, potresti trovare un sacco di foto di nuovi massacri? Iraq, Afghanistan, Ruanda, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Qualcosa come il primo disco dei Brutal Truth, per esempio.
K: Beh...lo spirito dietro a ciò, è un po’come l’atteggiamento dei Crass e dei Discharge verso i conflitti asiatici o tutta quella merda relativa al controllo dello Stato. E’la stessa guerra, lo stesso problema, e ancora non siamo in grado di trovare una soluzione per porvi fine. L’artwork intendeva semplicemente rappresentare l’idiozia nella storia recente.
S: E il pezzo Oink? Si riferisce a qualcuno in particolare? Io, ascoltandolo qui a Genova, ho istantaneamente pensato al vecchio G8 del duemilauno.
K: Si tratta di qualcosa più vicino a casa: è ispirato ad un mio coinquilino, che è stato picchiato da alcuni poliziotti, giusto fuori dal nostro appartamento. A me sembra qualcosa come Nazi Boy Blue degli M.D.C. Infatti anche lui è del clan, gay communist rock. Sembra una cosa alla M.D.C., ma, sì, fondamentalmente le cose sembrano essere le stesse, perché no?
S: Tu pensi di votare per Kerry? Non sei dell’opinione che oggi, più che mai, sia importante per il popolo americano andare a votare?
K: Un vero cambiamento è importante, ma è anche improbabile: tutti coloro che hanno la possibilità di essere eletti sono come obbligati nel compiacere coloro che non permettono un cambiamento... Così Jello Biafra per il 2004!
S: Mi ricordo che pochi giorni dopo l’undici settembre ho preso in mano la retro copertina di Sounds Of The Animal Kingdom dei Brutal Truth (è un immagine, sezionata orizzontalmente dal mirino di un bombardiere: nella parte superiore troneggia Manhattan con le torri gemelle, quella inferiore, rovesciata, è una distesa di lapidi. La sensazione che emana il fotomontaggio è che, non sia un fotomontaggio. L’album è del 1997.) e ho pensato: Cazzo, che profezia... Questa è Brutal Truth. Qual è la tua opinione riguardo a tutto quel periodo?
K: Beh, la vibrazione era percettibile... guarda il progresso... io vedo solo cimiteri. La cosa di cui parli è stata abbastanza spaventosa per me e tu sei uno dei pochi che ci ha fatto caso. In quanto al resto, New York non sarà mai più la stessa, io non sarò mai più lo stesso... Ma è la vita... Come dire che le cose che ho visto quand’ero un giovane, adesso per me, non sono più le stesse.
S: Hai mai visitato il sito di Billy Milano? Sei a conoscenza delle sue idee interventiste a favore di Bush? Anche questa è attitudine punk o cosa?
K: Si, l’ho visto... Diciamo che non ho mai avuto problemi con Billy. Lui, fa ciò che fa da molto tempo e parla soprattutto della situazione relativa a New York. Ha le sue opinioni e, nonostante non siano le mie, capisco che sia davvero coinvolto in ciò che è accaduto. Tutti abbiamo perso qualcosa nell’undici settembre e comunque, io, qui, non mi sento di criticare le opinioni di qualcuno riguardo a questo argomento.
S: Tra le altre cose, ho notato, sempre sullo stesso sito, un’intervista a Danny Lilker a proposito della famosa diatriba con gli Anthrax, la sua vecchia band. (Nonostante Danny Liker sia stato uno dei fondatori di suddetto gruppo, in un recente documentario incentrato sulla band, pare che, Scott Ian, raccontando la genesi degli Anthrax, si sia completamente dimenticato di citarlo.)
K: Ma sì, gli Anthrax sono delle fichette senza alcun’idea: rap-metal, hardcore newyorkese, lo skate, rock alternativo suonato male... Credo che le abbiano provate tutte per adeguarsi alle situazioni del momento.
S: Torniamo al presente allora: è stato duro lavorare con Buzzo, Shane e Danny?
K: Oh noi, lavoriamo perfettamente insieme. Facciamo il nostro mestiere da anni, quindi per noi, ormai, è come respirare... Come dire che abbiamo registrato molto bene, perfettamente professionali.
S: Cosa intendi per Retroactive Abortion?
K: La storia si ripete. Si ripercuote sulla musica e sul tempo, un procedimento retroattivo insomma.
S: La tua voce non è mai stata tanto tagliente quanto in questo disco e, tra l’altro, hai sempre cambiato impronta vocale in ogni lavoro dei Brutal Truth. Un caso o c’è uno studio alle spalle?
K: Io scrivo musica e parti cantate che seguano il ritmo. La musicalità proviene da ciò, perché, quindi,essere ripetitivi?
S: Che ne pensi delle altre bands Ipecac?
K: E’un’etichetta piena di tipi strani, quindi ci troviamo bene. Come se non bastasse è diretta da un musicista per altri musicisti, non potrei essere più felice.
S: Toglimi una curiosità da vero feticista, ce l’hai ancora la fibbia per i pantaloni dei Kiss che avevi nel tuo primo tour con i Brutal?
K:Sì, ce l’ho con me dal 1976. L’ho presa ad un concerto dei Kiss quello stesso anno.
S: Chi sono gli idioti citati in Idiots Parade? Dimmi la verità se hai pensato a qualcuno in particolare.
K: Digby Pearson e Matt Jacobson (rispettivamente boss della Earache e della Relapse records): due idioti che non saprebbero scrivere una canzone nemmeno se da essa dipendesse la salvezza della loro stessa vita.
S: Concludendo, ti consideri davvero un punk outlaw (fuorilegge)? E soprattutto cosa significa oggi?
K: Faccio ciò che voglio senza doverne rispondere ad alcuno. Mi occupo della mia musica e della mia vita, quindi sì, sono un fuorilegge.
Grazie a Laura Lupi per l'aiuto.
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