John Wayne Shot Me - Fortran Catapult (62 TV, 2002)

Tenete d'occhio la 62 Tv Records. E' più di un anno che mi diverto con questo gruppo olandese, un valido succedaneo da infilare tra la collezione dei Grandaddy e quella dei Guided By Voices: dai primi hanno preso quel piglio quasi infantile di infarcire le canzoni di tastierine killer, dai secondi l'estrema concisione (venti bozze-canzoni in poco più di mezz'ora) e qualche eco beatlesiano: Thijs Van Der Broek e soci sembrano quasi prenderti in giro, scrivono ritornelli orecchiabilissimi e proprio quando cominci a cantarli parte la track successiva. La filastrocca Anthem For Bud, fatta di canto e contro-canto, si alterna a brani come Ultrasonic = My Middle Name, il carillion di Washing Machine e Hollywood che sembrano uscite pari pari da Alien Lanes. I falsetti di He Even Talks When He Swins e Encounters With Killerzombie Dobermans sono micidiali, ma è Featuring Buccaneers a darti il colpo di grazia: un perfetto esempio di come si può rovinare una perfetta canzone. E se questo non è punk poco ci manca. Frivoli, giocherelloni (My Nintendo + Me è un inno a Mario Bros), ma anche pigri (prendete il brano Everything = Too Fast e i ringraziamenti alla Tv ) e malinconici, i J.W.S.M. non saranno campioncini di originalità, anzi a dire il vero sono abbastanza derivativi (meno comunque dei loro vicini Girls In Hawaii), ma quando c'è tanto ben di dio e spontaneità in un dischetto un pò si sorvola sui modelli a cui ti ispiri (e che modelli!). La lenta e splendida The Swimming Song è per i dubbiosi un'ulteriore incentivo a scoprire questa band, visto che fra un pò suonerà anche dalle nostre parti.

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John Wayne Shot Me - Let Sleeping Monsters Sleep EP (62 TV, 2004)

Non svegliare il can che dorme: o detto in altre parole Let Sleeping Monsters Sleep. Gli olandesi patiti per l'indiepop con uno dei nomi più belli di sempre ci propongono in anticipo questa canzone dal loro prossimo disco e la condiscono con sei cover prese qui e là in giro per il mondo, ma tutte definitivamente reimpostate nel loro stile fatto di suoni zuccherosi e indietudine doc: doppia voce maschile e femminile, tastierine riverberate semplici semplici, chitarre dal suono chiaro a bassa fedeltà e tutto il resto dell'armamentario indie. I bersagli delle loro reinterpretazioni sono Jonathan Richman, Carter Family, il supremo Daniel Johnston, E.L.O., ma il meglio sono la splendida Common Enemy dei Napalm Death (chissà che ne penserebbe Mick Harris!!!) e addirittura una canzone delle atroci Destiny's Child, una versione della temibile Survivor davvero carina!
Sette pezzi per una manciata di minuti, sette piccole grandi canzoncine consigliate agli appassionati del settore e, perché no, ai patiti delle cover. E la primavera ci porterà un altro loro disco...

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