Simon Joyner - Hotel Lives (Truckstop, 2001)

Sempre della serie: piccoli capolavori, grandi dischi. Simon Joyner appartiene alla vecchia scuola dei cantautori a stelle e strisce. E' un poeta, prima di tutto. Ha un'anima (cosa rara). Potrebbe essere il tipico uomo qualsiasi di una piccola cittadina qualsiasi del Nebraska. I suoi testi sono dei quadri fumosi, piccoli ritratti di vita di tutti i giorni: vecchi alberghi (la title track), paesaggi notturni, notti insonni, estati passate sulla costa con gli amici, quando si era bambini. Settantasette minuti e più, tanti, forse troppi, ma non riesco a trovare il pezzo da "tagliare" in un disco come questo. Tredici pezzi, suonano come se Bob Dylan avesse fatto pezzi di Leonard Cohen, e viceversa. Non esagero se dico che probabilmente ci troviamo di fronte al miglior cantautore della sua (nostra) generazione. Solo Oldham, Cave e pochi altri sanno scrivere così. Mi chiedo come, in un panorama musicale che annovera tali "artisti" (e mai definizione fu più sbagliata), ci sia gente come Springsteen che continua a fare dischi. Il disco si avvale della collaborazione di Fred Lonberg-Holm (Boxhead Ensemble, Terminal 4 e migliaia di altre collaborazioni, scommetto che se amate il genere lo troverete almeno nella metà dei dischi che avete in casa) per gli arrangiamenti , Michael Krassner (Lofty Pillars, Boxhead Ensemble) alla produzione e di tanti amici come è giusto che sia per una persona della sensibiltà di Joyner. Alla fine il disco si prende quattro stelle solo perché è troppo lungo, ma garantisco che una delle prossime sere mi metterò davanti ad un bel libro con questo disco in sottofondo. Se fumassi e bevessi sarebbe il classico momento da accompagnare con una sigaretta ed un bicchiere di whiskey. Meno male che sono salutista, và...

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