Jackie-O Motherfucker - Change (Textile, 2002)

Grandissimi i Jackie-O Motherfucker! Uno dei pochi gruppi (l'unico?) che potrebbe stare contemporaneamente in un volume dell’Anthology Of American Folk Music come anche in qualsiasi raccolta della Knitting Factory. Il loro approccio é sicuramente avanguardista ma il loro suono é indissolubilmente legato alle radici della musica americana. Il modo d'improvvisare di questo combo é quanto di più psichedelico si possa ascoltare oggi: semplicemente partono e vanno in nessun luogo, con l'andazzo tipicamente nomade dei Grateful Dead. Change, il loro ultimo lavoro, è proprio come i suoi predecessori: un disco “da viaggio”, con tutti i significati possibili che questa definizione comporta, un lungo mantra senza fine, come un John Fahey coinvolto negli acid tests di Haight-Ashbury o un Ornette Coleman rinchiuso in una fattoria di suoni allo stato brado: chitarre che suonano come sitar, violini, tape loops, xilofoni, sax, clarinetti e quant'altro ancora. Questa recensione é un tentativo fallito di descrizione dell'allucinazione sonora che pervade il disco, ma l'esperienza unica del suo ascolto non dovrà assolutamente sfuggire agli estimatori degli artisti menzionati in grassetto.

Pippo, per quel che mi hai fatto sentire sembra un gran disco...
azzeccati i riferimenti a Fahey, Coleman ed i Dead... tradizione e
sperimentazione per una estetica della libertà... vabbè mi fermo che
inizio a sparare minchiate...
ciao ciao dal calo

aggiungi il tuo parere