John Woo - Woodoo (Fog, 2002)
Devo dire che ci ho messo un po' per cominciare ad orientarmi nell'intricata selva dell'immaginario di Woodoo, incredibile lavoro dei veneti John Woo, quattro genialoidi musicisti la cui "moviola" (così si narrano loro medesimi...) "comincia lungo la tangenziale di Mestre-Marghera e finisce lassù, tra le stelle".
Alieni invasori ed invadenti, paranoie preistoriche da dinosauri, alcool e blue marihuana di pushers marziani, amori impossibili nella Zombie Town, surfin' sulle onde atomiche di Bora-Bora, Hypnovista e fenomeni paranormali... Racconti di viaggi interplanetari: John Woo, scesi dalla navicella spaziale, blanditi sul pianeta delle donne preistoriche con Clutz, una potente bevanda... su Nabuk, mondo gelido molto distante con aliene molto pelose che torturano...
Mi gira la testa, la fantasia va a briglie sciolte, mi diverto come un pazzo in questa girandola schizzata e schizofrenica di riferimenti a b-movies di fantascienza ed horror a metà strada tra il demenziale ("gli alieni sono qua..e ci spaccheranno il culo") e un allarmante iperrealismo futuribile.
Ed ancora sempre loro: Rev.Sam, Pido, Alberto, Davide, "..tra gatti tossici e cani mutanti. Cervelli zombie ed alieni sbronzi. Devo-luzione"
Mi domandavo: che tutto questo sia la loro (inconscia?!) angosciata, mutante reazione artistica e psicologica ai disastri ecologici post-industriali ed alle letali conseguenze fisiologiche sugli umani di quella piccola porzione del pianeta terra dove John Woo agiscono e si agitano...?!
Al di là delle ipotesi, Woodoo è disco altamente energetico che fa della velocità e dell'anfetamina punk-garage le sue divinità adorate senza riserve, insieme a splendide varianti surf, "...colonna sonora di spaghetti-western girati sulla Luna...".
Le rasoiate fuzz (bzzz...) della tastiera Meazzi di Rev.Sam disturbano/integrano le sbraaang..ate della Eko-guitar di Pido con nostra estrema lussuria auditiva!
Le voci appaiono quasi delle interferenze radio aliene perse nell'inquietante minimale metallurgia timbrica delle tastiere e tra lo sferragliare urgente e sadico delle chitarre...
Sono le progressioni robotiche inquietanti e demenziali dei Devo resuscitate sapientemente dai quattro, le intuizioni violentate (senza volerlo?) dei mai-dimenticati avveniristici bolognesi Gaz Nevada, ma anche trasversali richiami al filone rock demenziale italiano dei settanta, che rivivono nei John Woo una seconda giovinezza attraverso una mai troppo benedetta restaurazione di un'ottica ritmica e timbrica punk stringente ed inesorabile.
Alcolici & Alieni, Dinosauro, Milano Hate, Oscar, Won't You Tell Me ("...nervo scoperto bioconnesso con
i garage americani del 1967..." - forse l'episodio garage più ortodosso!), Searching, Gonzo, Sick Head... Che suono grezzo ed affascinante...ed avveniristico!
Woodoo, insieme a Mustango - nuovo eccellente disco dei garagisti lo-fi torinesi Monkey Buzzness - mi pare davvero il manifesto di un lo-fi nostrano che riesce a fondere magicamente le inevitabili pesanti suggestioni del new rock americano fine millennio con preziose eredità italiote di controcultura rock.
     
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