John Holt - 3000 Volts Of Holt (Trojan/Goodfellas, 2003)
È un John Holt determinato a stare al passo coi tempi quello che si mette al lavoro sul terzo ed ultimo episodio della serie cominciata - l'avrete intuito - con 1000 Volts Of Holt e continuata con 2000 Volts Of Holt. È il 1976, ed anche il più famoso e celebrato interprete dell'ala romantica del reggae non può restare indifferente ai tempi che cambiano.
Bunny "Striker" Lee è l'uomo in carica per quanto riguarda la produzione, e si sente. Il classico approccio soffice di Holt non posa più sugli impianti orchestrali che avevano reso celebri (e un po' troppo zuccherosi, forse...) i due precedenti album, ma trova un'inedita intesa con i ritmi incalzanti e roots di Bunny, solitamente terra di conquista per cantanti e deejay militanti o meno apertamente lovers. Basta con le sezioni di archi, quindi, avanti con basso e batteria.
Il repertorio è come da tradizione infarcito di cover di estrazione soul (vedi per esempio You’ll Never Find Another Love Like Mine di Lou Rawls), ma il soul è comunque influenza primaria anche sulle composizioni autografe, tra le quali spiccano Oh, What A Day e No Place Like Home. Ad ampliare questa edizione, ben tredici bonus tracks. Altre cover (Bring It On Home To Me di Sam Cooke, You Must Believe Me di Curtis Mayfield, la celebre No Man Is An Island), una timida incursione in terreni più seriosi (Let The Wicked Run Away), un po’ di originali non male e una manciata di versioni dub. Ecco, così gonfiato fino alle ventitrè tracce finali il disco avrebbe guadagnato dall'inclusione di altre versioni, per spezzare un procedere altrimenti un po' troppo piatto.
     
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