I/O - S/T (Ebria, 2003)
"Al centro del suono degli I/O è posto il processo che porta alla (de)strutturazione della forma sonora, piuttosto che il risultante brano musicale. Lo studio di come i suoni interagiscono tra di loro, in contrasto od armonia, è il punto di interesse maggiore per la nostra concezione di improvvisazione". Difficile essere più chiari di così: più che una dichiarazione d'intenti, direi che questa sia la "posologia" medesima del CD. Gli I/O improvvisano che per la maggioranza delle tracce mi ricorda il modo di procedere di certi Starfuckers (e anche di alcuni lavori Crouton), non tanto per il metodo, visto che i primi improvvisano là dove i secondi "(s)compongono" (gli I/O sono anche meno frammentari nel modo di suonare), più per il fatto che entrambi i gruppi focalizzano la loro musica sul suono stesso prima ancora che sulla "forma canzone". Buon lavoro, soprattutto se si considera che ci troviamo ad un debutto e se si tiene presente che le tracce sono state registrate in presa diretta senza nessuna sovra-incisione. Se quest'ultimo per alcune orecchie può rappresentare un limite, visto il rischio di ripetizione in cui è facile incappare, per gli I/O dovrebbe essere uno sprone al superamento di se stessi. Molte tracce nonostante la qualità dell'esecuzione suonano leggermente "scolastiche" (so che è agghiacciante parlare di scuola in casi come questo e me ne scuso), ma come credo di aver già scritto precedentemente, questo è uno dei maggiori limiti di molta improvvisazione contemporanea. Nonostante la composizione "seduta stante" delle tracce, gli I/O riescono a non naufragare nell'oceano di musica free che si perde in una continua addizione dimostrando di possedere la capacità di ogni grande amatore come Miles Davis: saper attendere. Per capire meglio ciò che voglio dire vi invito ad ascoltare le conclusive IO2A e IOC, per quanto mi riguarda le tracce su cui gli I/O dovrebbero puntare maggiormente. IOC, in particolar modo, fotografa un'equipaggio capace di controllare la propria indisciplina, dilatandosi ed elaborando la "canzone" fino a raggiungere un barlume di melodia e contenendo quella voce che in certi episcodi risulta leggermente invasiva. Un disco coraggioso e ricco di buone premesse, riguardo al settore in cui incasellarlo: "File under: No guts... No glory!". |