Innocent X - Haut/Bas (Label Bleu, 2004)

Innocent X non è il nome di un gruppo rap da periferia. Tutt'altro. Due chitarre e una batteria è quanto basta loro. Il loro nome potrebbe ricordare il papa italiano Innocenzo X, carriera trascurabile ma bruttezza rara che il pittore Velasquez rese immortale in suo quadro.
Catartico e malsano. Alla fine questo potrebbe essere il commento più azzeccato per l'esordio di questo terzetto francese. Ottima prova di come poter comporre e suonare musica sperimentale, dal lato strumentale, senza far uso del basso, senza annoiare o ripetere pedissequamente qualche lezione di math-rock.
Nessuno degli strumenti fa sfoggio coattamente di slanci di bravura, ma i fraseggi, anche semplici, portati da una batteria essenziale fanno dialogare le due chitarre, quasi speculari, alla ricerca di melodie che si incastrano alla perfezione. Un groove sinceramente cupo e che mantiene tensione per l'intero disco, quasi lisergico dopo qualche ascolto. Il malessere portato dalle due sei corde arriva attraverso un impasto perfetto con atmosfere a volte più sfumate o sussurate, altre più ruvide, quasi attraverso la messa in scena di un'improvvisazione, al largo dai lidi di King Crimson e Don Caballero. Si potrebbe dire, nulla di innovativo, ma con buone capacità compositive.

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