Independent Days Festival 2003 - Bologna, 07/11/03
C'è sempre una prima volta per tutto, o almeno così vuole la cara vecchia saggezza popolare. Per il sottoscritto, il sette di settembre nell'anno del Signore 2003 è stato il giorno della prima volta a un festival punk di natura apertamente mainstream e, diciamolo, commerciale. Ora, i più attenti si domanderanno cosa mi abbia spinto a farlo, visto che sono arrivato alla mia veneranda età senza sentirne mai il bisogno. Domanda legittima, a cui controbatterò con una risposta sacrosanta e quindi inappellabile: ci suonavano i Cramps e i Radio Birdman. Quest'accoppiata sarebbe stata sufficiente a farmi perdere il sonno per mesi, se mai per qualche motivo avessi dovuto saltare l'appuntamento. Bene, veniamo al sodo. Verso mezzogiorno l'arena del Parco Nord di Bologna è già abbastanza gremita, anche se il grosso della gente è appollaiato sulle pendici delle collinette che circondano lo spiazzo dove si svolge il concerto. C'è un tasso di ragazzi e ragazze intorno ai vent'anni piuttosto elevato, ma, con grande piacere, noto che ci sono anche un po' di residuati dei miei tempi. Evidentemente Cramps e Radio Birdman non hanno risparmiato nessuno, convincendo anche gli scettici a imbarcarsi nell'impresa. Ed è stata proprio un'impresa riuscire ad arrivare fino a sera. Sarò sincero: non ho visto, né sentito, un gruppo che mi sembrava avesse un minimo di appeal per le mie orecchie fino al momento in cui non sono saliti sul palco i Nashville Pussy. E non è un bel quadretto. Prima del quartetto di Blaine e Ruyter il mio sistema neurovegetativo è stato messo a dura prova da una kermesse informe di gruppi decisamente scialbi. Sì, l'ho detto, e non arrabbiatevi. Io ero lì con la missione di registrare le mie impressioni sull'evento… e queste mie impressioni sono che tutti i gruppi che si sono esibiti prima delle sei e mezza/sette erano inesistenti. Si sono toccate punte di squallore coi Fratelli Di Soledad (che c'entravano come le Pastiglie Valda nel risotto allo zafferano), picchi di mediocrità coi Mad Caddies (ancora con 'sto ska-punk... Basta!), situazioni imbarazzanti con gli AFI (sarete anche una mezza parodia, ma vi viene talmente bene che sembrate metallari svizzeri del 1984)... Potrei continuare parlando singolarmente anche di Thrice, Mars Volta, Ataris, All American Rejects e Alkaline Trio, ma per brevità mi limiterò a inquadrarli in un semplice concetto. Stiamo parlando di irrilevanza, ossia di incapacità di interessare. E non ero l'unico a vederla così, se ripenso alle centinaia di persone che non si sono mosse dalle loro comode postazioni, sdraiate sull'erba a cento metri dal palco, dove si facevano beatamente gli affari loro!
Insomma, le ore passano e i gruppi si succedono via via, fino all'oblio del sottoscritto, in cui le band si confondono, la noia sale e l'unico conforto sono un po' di amici che si incontrano e la birra copiosamente elargita dal servizio catering nella zona stampa.
Dicevo, quindi, che la mia soglia di interesse si eleva da quota meno duecento a un po' più di cinque quando sbucano i Nashville Pussy sulle assi del palco. Li ho visti questa primavera e mi hanno deluso non poco. Questa volta li ho apprezzati un pelo di più, complice la birra e il fatto che sono stati preceduti dal festival dello squallore in brodo: si esibiscono nel loro solito campionario di cafonerie hard rock e metal punk, divertendo. Ribadisco, come già detto in occasione della recensione del loro concerto romano, che la bassista è al centro delle mie fantasie di accoppiamenti selvaggi... Il loro vero problema è che ormai si sono cristallizzati e sono infognati in un genere che è tra i più asfittici: gli AC/DC e i Motorhead li abbiamo già, fortunatamente... Perciò, cui prodest fare un gruppo simile? Per quanto reggerà ancora il trucco di sbattere tette e culo in faccia al pubblico, prima che la gente smetta di comprare dischi e venire ai loro concerti?
Veniamo adesso al momento clou della giornata, nonché dell'anno, per quanto mi concerne. Signori e signore, dalla terra dei canguri e della Foster, Radio Birdman. Quando iniziano mi trovo sotto al palco a scattare foto e i sei vecchietti australiani entrano con un tiro da panzer. Duri, compatti, cattivi... Alla faccia dei falliti che sostengono che sono troppo vecchi per fare questa musica. Beh, se per fare punk di quello con le palle bisogna avere vent'anni e sfornare perle di idiozia tipo quelle delle band che ho visto durante la mattina e il pomeriggio... Allora qualcuno non ha capito nulla. I Birdman legnano come belve e – nonostante un suono non eccelso (la voce a tratti spariva) – fanno il vero Concerto del giorno con la "c" maiuscola. Tutti gli hit vengono suonati senza sosta, con il buon Deniz Tek indiavolato e Rob Younger che, sebbene ricordi un incrocio tra Zio Tibia e un fantasma rachitico, si dimena e non si risparmia per nulla.
Per quanto mi riguarda, uno dei migliori concerti dell'anno, secondo, forse, solo al buon Leighton Koizumi, che ci ha graziato con la sua presenza questa primavera.
Ecco infine i Cramps, la seconda star maggiore in cartellone. I nostri newyorchesi non perdonano e scaricano uno show di rock'n'roll mutante come da copione. E forse proprio quello è il problema: più o meno sapevamo già tutti cosa sarebbe successo e cosa avremmo visto. Per carità, non voglio sminuirli, perché questi dopo più di venticinque anni di attività sono ancora sulla cresta dell'onda e in ottima forma musicale, ma... Ma il fatto di sapere già in anticipo che Lux si sarebbe arrampicato e avrebbe estratto l'attrezzatura dalle mutande, che Poison Ivy avrebbe suonato impassibile anche sotto a una pioggia di oggetti e tutto il resto mi ha un po' smorzato l'entusiasmo.
Non ho nulla da dire su Rancid e Lag Wagon... per sapere qualcosa di loro non avete certo bisogno di chiedere a me e, forse, è meglio se vi affidate a Rocksound o altre fonti più consone.
E adesso facciamo un bilancio. Vediamo... Venticinque Euro per una decina di band sono un prezzo non troppo opinabile, per cui nessuna polemica. Mi considero però fortunato di essere entrato con il pass stampa, perché io ne avrei spesi venticinque per vederne solo due e mezzo di band!
Menzione speciale ai brontosauri decerebrati della security dalle parti del palco e del backstage, incapaci di dare informazioni e capacissimi solo a rompere i marroni a chi faceva le foto. Non so chi li abbia istruiti, ma loro eseguivano gli ordini con la stessa intelligenza di un mattone scheggiato. E' interessante: credo di avere individuato in questi individui una nuova categoria antropologica più vicina ai primati che non all'uomo. Per loro i concetti di logica, discorso e intelligenza hanno più o meno il significato di un testo di chimica per uno scarabeo stercorario. Massimo rispetto, invece, alle signorine dell'area stampa addette a spillare bevande, che mi hanno mantenuto ben marinato nella birra per tutto l'arco della giornata e hanno sempre sorriso gentilmente ad ogni mia apparizione davanti al loro bancone.
Tirando le somme, il discorso – per quanto spietato – è sempre uno: il punk serio, quello che non passa con le mode del momento, mal si sposa con eventi mainstream come questi. Per carità, chi organizza certi carrozzoni lo fa per lavoro, non deve essere stigmatizzato più di tanto: insomma, è inutile che nel 2003 ci scandalizziamo su chi guadagna sul punk rock... Però, ripeto, simili situazioni sono ossimori viventi, dimostrazioni pratiche di come un progetto che sulla carta sembra funzionante, alla fine, all'atto pratico si può rivelare totalmente sballato. E allora il punto è che Radio Birdman e Cramps, al festival dei giovani punks d'Italì, fanno un brutto effetto. Te li godi durante il concerto, sei felice perché magari non sarà più tanto facile rivederli, però hai la sensazione di essere un po' complice di un piccolo atto di vandalismo, tipo disegnare i baffi sulla Gioconda con l'Uni-Posca.
In conclusione: l'anno prossimo, magari, un animo illuminato farà un bel concerto Cramps + Radio Birdman... E allora si inizierà a ragionare.
Un ringraziamento speciale a Emiliano e Federico della redazione, nonché a Romy di Evilbitch666, per la pazienza e l'assistenza nel risolvere la questione pass. La foto dei Cramps è di Gianluca Tedesco, le altre del sottoscritto.
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