Ieperfest 2004 - Ieper, 27-28-29/08/04

Dopo i fasti della Normandia decido che ho soldi e voglia a sufficienza per muovermi nuovamente verso Nord. La meta questa volta è Ieper, in Belgio, per il mitico festival hardcore che una volta si teneva al Vort'n Vis. La mia compagnia, come già altre volte in precedenza, è delle migliori, e credo che di per sè valesse il viaggio fin lassù. Appena arrivato mi accorgo che come al solito ho sbagliato a fare i conti con il clima: tempo piovoso e freddo per tutto il venerdì, ma in fin dei conti siamo in Nord Europa ed in parte rimarrei deluso del contrario. I concerti iniziano presto e non vedo perchè non fare un giro in cerca di dischi a basso costo e facce conosciute; da questo punto di vista venire a Ieper è un po' come tornare a casa sotto Natale per chi abita distante da dove è nato. Volti già visti, una miriade di ragazzini/e, crucchi, belgi assortiti, sudamericani, olandesi, europei dell'Est, americani e persino qualche giapponese: questo è il puzzle genetico/geografico che fa da contorno ai concerti. I primi gruppi si susseguono uno dopo l'altro senza lasciare molto, se non nulla; nonostante ciò durante il set degli argentini Children Of Gaia mi limito a constatare ciò che mi verrà riconfermato dai Ratos De Porao, ovvero che i gruppi sudamericani hanno quell'aggressività che quelli europei ed americani hanno perso da quel dì... Per trovare qualcosa di interessante mi tocca aspettare fino ai With Love: i trevigiani sembrano dei marziani in un contesto come questo, loro l'hardcore ed il punk lo stanno oltrepassando alla grande mentre la maggioranza dei gruppi a Ieper non sembra aver la minima intenzione di rinunciare ai cari e vecchi dogmi. Qualche pezzo da Tuoni, Fulmini E Saette e poi un intervallo improvvisato con folate di caos e power noise, fatto con una padronanza notevole; che siano italiani importa poco, anche fossero stati bulgari di fronte ad un set del genere sarei comunque rimasto soddisfatto. Subito dopo tocca agli Integrity, o meglio al solo Dwid con i Congress a fargli da backing band: folla immobile, concerto debole e a tratti patetico, "dalle stelle alle stalle" direi, se solo ricordo il putiferio che avevano scatenato l'anno scorso. Infine Dwid inveisce contro il pubblico e se ne va incarognito come non mai; stenderei un velo pietoso su questo concerto... "Muori giovane e lascia un bel cadavere" in questo caso assume un senso. I Das Oath fanno rimpiangere sia i primi Mainstrike che i Charles Bronson (da cui provengono alcuni membri della formazione) con un concerto dimenticabilissimo; altrettanto dicasi per i Some Girls, di certo più vivaci e meno banali; resta il fatto che da un gruppo con membri di Swing Kids, Locust, Give Up The Ghost e Unbroken uno un po' di più se lo aspetterebbe. Per fortuna la serata si chiude in bellezza e l'ignoranza la fa da padrona quando salgono i belgi Dead Stop: reazionari mica di altri tempi, hard core preistorico alla Negative Approach, Minor Threat, primi Black Flag e Bad Brains periodo ROIR Session, ottimi! Cafoni ma con classe, punk ridotto al midollo: in your face! Il sabato la gente inzia ad aumentare, anche se i fasti di un tempo forse sono andati; fra papponi vegan e sventagliate di sole (che per fortuna ci assiste) i gruppi incominciano a suonare. La prima menzione della giornata va agli Amen Ra: purtroppo il loro concerto si ferma dopo un pezzo per problemi con l'impianto, quel tanto che basta per sentire macinare dei riff lenti e "de-tuned" alla Isis (e quindi alla Neurosis), peccato perchè promettevano bene. Salgono gli Year Future, il gruppo in cui canta il patron della GSL; una buona band, sebbene io non impazzisca per il cantato, ma la musica è veramente niente male: chitarra ultra new wave, a tratti dark, con parti molto fuori dai canoni. Dopo i Die My Demon, perfetti per una serie di gangsta in canotta, si continua con l'ignoranza, anche se non quella da "tough guy", ma quella vegan-metal dei Purification: ora, che vi stiano sullo stomaco o no, i Purification fuori dal patrio confine sono un gruppo molto seguito, tanto che girano voci insistenti che li vedono sbarcare su qualche major orientata al metal; offrono un buon set stile Slayer-vegan, non certo il mio genere, ma apprezzabile. Gli svedesi Nine offrono un bello spettacolo e capisco perchè siano approdati su Deathwish, mi resta solo un dubbio: ha senso un gruppo così clone degli Entombed? I Vanilla suonano bene, ma credo che il mio gusto nel vederli sia sparito dopo i primi due dischi. Finalmente arriva il momento dei Morser, che alla fine sono uno dei pochi gruppi che mi interessa vedere, e per fortuna ne vale la pena visto che i musicanti di Brema ormai sono gli eredi naturali dei migliori Carcass incrociati con quello splendido "catastrofismo tedesco". I Satanic Surfer divertono, anche se quel tipo di punk melodico credo che sia più adatto ad un pubblico di ragazzini brufolosi da Independent Days. 25 Ta Life? Divertenti, se non altro per vedere la serie di trogloditi che si avvicendano sotto e sopra al palco, da quste parti veri e propri eroi; un antropologo avrebbe avuto di che riempire alcuni libri, io invece giusto due righe di questa recensione. Alla fine mancano i Caliban, ottimo combo metal direi, anche se io continuo a non capire come facciano ad avere tutto questo successo banali come sono; tecnicamente ineccepibili, nulla da dire, coreografici fin che volete, però noiosissimi. Anche qui il pubblico e le improbabili mosse di kick-boxing sono la cosa più divertente. La domenica la stanchezza incomincia a farsi sentire e gli One Outta Six non aiutano di certo a riprendersi. Prima che la noia sia rotta da un sussulto di vitalità passano vari gruppi fino ad arrivare agli Switchblade: se siete fan di Old Man Gloom, Isis, Cavity e Neurosis credo che il loro nome sia da appuntare in agenda. Svedesi, dal suono ultra "tight", suonano solo un po' poco. I Facedowninshit deludono parzialmente le mie aspettative, mentre grazie al cielo al posto degli Ariel Kill Him suonano gli Hitch, in America su Lovitt: bravi, anche i pezzi girano bene, solo che se fossero italiani ci limteremmo a dire che fanno roba che è vecchia di un bel po' di anni; non che sia un difetto, ma quando non c'è neppure tutta questa personalità... Purtroppo il giorno successivo sia io sia Mirko dobbiamo lavorare, quindi tocca partire, anche se nessuno di noi sembra così triste per aver perso i Congress o i Pretty Girls Make Graves e tanto meno i Most Precious Blood, anche se a quanto pare questi ultimi (ex-Indecision) danno una "pettinata" esemplare a chi è rimasto. I vari pastoni ed i panini vegan come al solito rimangono unici vincitori indiscussi della manifestazione.

aggiungi il tuo parere