Houston - Bottom Of The Curve (54° 40' Or Fight, 2003)
Sempre per la strada ma nonostante ciò sconosciuti qui da noi, gli Houston hanno già pubblicato due album, oltre a questo Bottom Of The Curve. Non fate caso alla copertina, per quella ci sarebbero da tirare giù almeno due punti: non si può far altro che complimentarsi del capolavoro col bassista Lane Sodeberg.
Ma veniamo alla musica: il trio, proveniente da Minneapolis, è bravo nel dosare grooves pesanti e martellanti (Dumb Rock 1, Chicken Little, Our Puffy Little Lives, quest'ultima molto Foo Fighters) con momenti più introspettivi e melodici (It's A Shame, Heave o, incrociamo le dita, The Time Of The Fall Of Love, tutte riuscitissime). Grandi meriti vanno anzitutto alla splendida e duttile voce di Jeff Halland: in continuo crescendo nei brani più tirati e pacata in quelli più sofferti. Il terreno su cui si muovono queste tre brutte facce è minato e un monicker su tutti rischia di ricorrere di continuo nella testa dell'ascoltatore: Queen Of The Stone Age. Questo però non può coprire o far passare in secondo piano una buona capacità di indovinare stacchi che si stampano in testa già al primo ascolto. Bottom Of The Curve è il classico album che può piacere tanto al pubblico indie (col quale mi schiero) quanto a quello più prettamente metallaro: le loro influenze, a riconferma, si riconducono sia a gruppi come AC/DC, Black Sabbath o Queen (?) sia a band culto come Jawbox, Shellac o i già citatii e possenti QOTSA.
     
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