Hot Snakes - Suicide Invoice (Swami, 2002)
Nel lontano (!) 1997 mi trovavo a Monaco in vacanza con gli amici. Come consuetudine, mentre gli altri visitavano musei e monumenti, io e il compare Biglia visitavamo i negozi di dischi della città. Finimmo, per caso, in un megastore che, mi sembra, si chiamava WOM. Potete immaginare la nostra gioia e il nostro gaudio quando notammo il banchetto dei dischi in superofferta (tutto a quattro DM, più o meno due euro). Tra i vari dischi che comprai, c'era pure Yank Crime dei Drive Like Jehu, acquistato a scatola chiusa, un po' perché mi piaceva il nome, un po' perché mi sembrava di averne letta una bella recensione, forse su Dynamo! (R.I.P.). Tornato a casa (ai tempi non possedevo un CDplayer, quindi non avevo avuto la possibilità di ascoltare i miei nuovi acquisti durante il viaggio) misi su per ultimo proprio quel disco, probabilmente perché mi aspettavo qualcosa di "importante". Ecco, sin dalle prime note realizzai di trovarmi di fronte ad una band non comune. Aggressivi, disperati, violenti, caotici, melodici...meraviglia. Mi innamorai di quel disco (che pezzo, quel Super Unison) e dopo un po' d'anni di ricerche, vista la scarsa reperibilità, mi procurai pure il primo disco omonimo e qualche cosa dei Rocket From The Crypt, band con la quale condividevano qualche membro. Qualche mese fa in un mercatino di dischi usati io e il mio caro compare Madt:p davamo un'occhiata a quello che c'era. Ad un certo punto l'occhio mi cade su un disco su Sympathy For The Records Industry dal jewel case rosso. E' Automatic Midnight degli Hot Snakes. Senza neanche guardare il booklet lo acquisto ad un prezzo stracciato. Una volta in macchina lo ascolto, molto curioso. "Drive Like Jehu!!", urlo, abbastanza esaltato. Apro il booklet e leggo John Reis e Rick Froberg tra i credits: tutto chiaro. Questi sono la prosecuzione dei Drive Like Jehu. Ho ascoltato il debutto per sei mesi ininterrottamente (l'ibrido perfetto tra DLJ e RFTC), fino a quando, un paio di mesi fa, ascolto questo Suicide Invoice, questa volta uscito per la loro etichetta, la Swami. La ricetta non cambia di molto, i pezzi sono forse un pochino meno tirati, ma il sound è sempre il loro. Un'altra grande band da San Diego, Ca. |