The Heptones - Cool Rasta (Trojan/Goodfellas, 2002)

Trenchtown, ghetto di Kingston, metà degli anni ’60. Dall’incontro di Earl Morgan, Barry Llewellyn e Leroy Sibbles e dall’amore per i gruppi vocali americani nascono gli Heptones. Come tanti fratelli più a nord, conoscono la miseria fin troppo bene e cantano perché è la loro missione. Cominciano letteralmente con una chitarra fatta di rifiuti, ma le loro voci sono capaci di qualunque cosa, e ben presto qualcuno se ne accorge. Per la leggendaria Studio One incidono a cavallo tra i due decenni i singoli che basterebbero a renderli un pezzo di storia, e compaiono come coristi nel 90% del catalogo dell’etichetta, dietro a colossi quali Bob Andy, Marcia Griffiths, Alton Ellis, The Abyssinians e Freddie McKay. Lasciato Coxsone Dodd, lavorano con tutti i migliori senza legarsi a nessuno in particolare, e prestano ancora ugole e dita (Sibbles è anche un eccellente bassista) ad altrettanti colossi come Ken Boothe, Big Youth, Dennis Brown e Keith Hudson. Tra il 1973 ed il 1976 incidono in particolare per Harry Johnson, lasciando come testimonianza una manciata di singoli memorabili e due album. Cool Rasta è uno dei due, uscito nel 1975 ed intriso di umori soul (Peace And Harmony, Wah Go Home, Do Good To Everyone, Autalene) misti alla pulsazione del reggae più puro. Seguirà Night Food, prima del passaggio sotto l’ala protettrice di Lee Perry e dell’uscita di Party Time, uno dei vertici del magico periodo Black Ark e del reggae in assoluto. Questa edizione riveduta e corretta, parte del rilancio in grande stile della Trojan, aggiunge ai dieci brani dell’album originale altre nove tracce pescate dai suddetti singoli (Book Of Rules su tutte) e dalle loro version. Certo queste, abituati come siamo al Re Tubby, suonano tutt’altro che avventurose. Ma è un dettaglio.

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