Gomez - In Our Gun (Virgin, 2002)
Quando compro un disco rock mi viene sempre in mente quella frase nella bocca di molti che dice che questo genere è ormai defunto e quindi, molto probabilmente, sto investendo i miei euro in spazzatura musicale. Poi arrivo a casa una sera, "provo" a scartare il mio CD appena comprato, e incomincio a fare le mie cose, come far scendere l'acqua per un bagno caldo, o un paio di telefonate...ma quel disco, entrato nello stereo da appena un paio di minuti, comincia ad urlare:
"Non basta che tu senta…mi devi ascoltare!".
E infatti l'accattivante sezione fiati della prima traccia mi spinge subito a riascoltare il pezzo e questo non può essere che un buon segnale, ma dolcemente vengo catapultata in una serie di ballate antalenanti e dolci, con l'elettronica che non viene utilizzata per "paranoicizzare" i pezzi ma per renderli ancora più ritmati, profumati e spolverati dal funk. Di nuovo l'importanza dei fiati, sono a Detroit Swing 66, il terzo episodio dell'album, al quale segue In Our Gun, la traccia impregnata di romanticismo che dà il nome a tutto l'album.
Questo quinto lavoro dei Gomez non può che soddisfare chi, sin dal loro esordio nel '98 con Bring It On, li prevedeva come un gruppo che sarebbe stato capace di divenire di fondamentale importanza per il panorama rock europeo. I cinque ragazzi di Southport, nelle vicinanze di Liverpool, sembrano fondere con passione le caratteristiche del rock inglese con la forza e l'energia delle migliori band d'oltreoceano; influenze a non finire fanno rivivere immagini nella testa: da quella dei Nirvana a quella dei Radiohead, ogni tanto sembra apparire anche John Lennon. Originalità e curiosità per il nuovo; questo disco, con tutti i suoi riferimenti al passato, sa di moderno, io lo assaporo, sentendomi quasi rinascere. E sin dall'inizio ho la sensazione di aver davanti qualcosa di completo, e di rock, crudele e dolce e in qualche modo, che proprio non si capisce come, equilibrato.
Subito sento il bisogno di assimilare, studiare, cercare sfumature che so che troverò, me l'hanno già detto a voce alta i primi minuti di questo disco. Ho ascoltato questo cd solo una volta, ieri tornando a casa in treno da Firenze. E'il primo disco che compro nel 2oo3. Okay un ascolto non basta per giudicare a pieno, ma l'impressione che mi ha fatto è molto buona. I prime tre pezzi sono ottimi, l'album in generale mi sembra molto curato, buoni testi, arrangiamenti ottimi e ricercati, maturo nel complesso. ? |