Gea - Ruggine (Santeria/Audioglobe, 2001)

Niente di nuovo sotto il sole, si direbbe ascoltando l'esordio di questo power-trio bergamasco, già supporto in tour per i Verdena: grunge rock di buona fattura, cantato in italiano e suonato con sicurezza e convinzione, che mi riporta alla mente i nostrani MWB, sebbene l'attitudine qua sia forse un po' più tradizionalmente rock e un po' meno indie. Ma tanta è l'energia sprigionata dall'unione degli strumenti, tale è la passione che permea i singoli brani, da far pensare bene della formazione nonostante la non eccessiva indipendenza stilistica. Sarebbe un torto infatti sottovalutare il grande impatto emotivo di pezzi quali Cogliere, Poi Masticare innanzitutto, dall'esaltante refrain ("Sono ancora in mezzo/sballottato, perso, ma/nel gestire il caos/non me la cavo male"), oppure Ancora In Viaggio, primo singolo estratto, dall'ottimo incipit. Ma rimarchevoli sono pure le due canzoni poste in chiusura del disco: Punto Di Fuga, deliziata dalla bella voce di Sarahjane Burgin (...credevo fosse Mara degli Ustmamò!), ed Il Signore Con La Barba, dal variegato finale. Con la sua delicatezza, Il Sole Non Scompare sembra un pezzo dei Laghi Secchi primo periodo; la ballata Slow Snow rende grazie agli Smashing Pumpkins, mentre nei momenti di maggior vigore i riferimenti sono i soliti che sapete ormai a memoria (Alice In Chains & co.), anche se il tentativo è quello di spostarsi cautamente al di là dei confini di Seattle. Un disco di piacevole ascolto, insomma, che può sfigurare sostanzialmente per il fatto di 'essere arrivato tardi', ma che contiene al suo interno momenti notevoli e - come detto - lascia ben sperare per il futuro.

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Gea - Ssssh... Blam! (Santeria/Audioglobe, 2002)

Secondo album per i bergamaschi Gea. Basta già il gioco di parole nel titolo dell'iniziale Fumeria D'Ovvio a dare il segnale che qualcosa è cambiato, ed in meglio sicuramente; il sound energico, ruvido, nervoso ma reso composto, ne dà immediatamente conferma. Le chitarre, meno grunge di un tempo, stridono, fremono, appaiono fredde, decise, ambiziose, consapevoli. A questa breve cavalcata strumentale introduttiva fa seguito il singolo Cocktail: ricetta interessante ("Offro un giro a chi mi aspetta/...pago il mondo a chi rispetta/la mia favola"). Personalmente, però, preferisco le ritmiche della successiva Ballata Delle Ortiche, che riserva buone vibrazioni ed un testo adeguato. Godibile pure Postulare Amore? ("Ama me, senza remore"). Notevoli i tratti quieti e quelli noisy alternati di L'Ombra (Che Ci Insegue). Ce Soir mi porta alla mente i dimenticati Nudeswirl, qualcuno li ricorderà: simili atmosfere inacidite, stessa energia, uguale trasporto. Non male nemmeno l'ironia di Porto & Amaretti, così come la divertente Gran Bazaar ("Tutto ciò che serve/ad amare serve/lo si trova spesso/sul ripiano in basso"), che aiuta a dare un senso anche all'inquietante, deserto ipermercato raffigurato sulla copertina (popolato poi, si vedrà sul retro, da strani esseri...).
In generale la band continua a non inventare nulla sul piano stilistico e, lo dico onestamente, a non farmi impazzire; ma sono evidenti a chiunque i cambiamenti, e la definizione sommaria di 'rock italiano' ormai sta loro stretta: vista la sicurezza acquistata, la tecnica affinata e soprattutto la personalità sempre meglio delineata, anche le nostre speranze, con questa prova, sono aumentate. Bene così, con la raccomandazione però di non fossilizzarsi e di non accontentarsi mai.

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