Gaza Strippers - From The Desk Of Dr. Freepill (Nicotine, 2003)
C'erano una volta, una decina d'anni fa, i Didjits, formazione assurda e lancinante di punk/hard della scuderia Touch & Go (responsabile dell'uscita di almeno due loro LP e un 12", l'insuperabile Little Miss Carriage). Punk/hard, attenzione...ma non di quello che potrebbe immediatamente venire in mente leggendo la definizione. Si trattava di un punk che incorporava alcuni stilemi dell'hard rock (in particolare il chitarrismo e la natura di certi riff), senza però ricorrere al comodo accorgimento di suonare hard rock più veloce e con meno assoli (che è - ammettiamolo - la formula del 90% dei gruppi punk'n'roll o punk/hard di matrice svedese-norvegese e compagnia bella... Avete capito di cosa parlo). E i loro dischi erano strani, nervosi, spesso difficili da digerire, quasi impossibili da ascoltare come sottofondo o mentre si stava svolgendo un lavoro che richiedeva un po' di concentrazione: dischi che abbracciavano molti stilemi del rock duro, a volte anche piuttosto cafoni, ma combinandoli in modo da spiazzare. Dissoltisi i Didjits, verso la seconda metà degli anni Novanta lo schizoide leader Rick Sims diede vita immediatamente al progetto Gaza Strippers, che i più attenti ricorderanno avere esordito con un 10" in vinile rosso caramella su Man's Ruin. Quello che sconcertava era la quasi totale assenza di reali differenze tra i due progetti... Un po' come se Sims si fosse svegliato una mattina e avesse semplicemente deciso di cambiare nome al proprio gruppo. E veniamo adesso a questo From The Desk Of Dr. Freepill: ebbene, a scanso d'equivoci, diciamo subito che l'album in questione è buono sotto tutti gli aspetti, se siete conoscitori del lavoro di Sims; addirittura alcune spigolosità sembrano essere state smussate, qualche riff è più facile da memorizzare e fa l'occhiolino alla melodia molto più che in precedenza, la produzione è più canonica e ben curata... Quello che resta, però, è la patina (peraltro distintiva del gruppo e peculiare) di osticità, per cui alla fine dell'ascolto difficilmente un brano è rimasto in testa o ha colpito nel segno più di altri, nonostante gli sforzi e l'inserimento di cover famose come viatico verso una più facile digeribilità (Queen e Blue Oyster Cult, tra le altre). Insomma, dalle rape non si cava sangue e questa caratteristica, propria di Sims fin dagli esordi, è rimasta anche nella sua ultima fatica, seppur lievemente mitigata. Quindi? Quindi credo che i Gaza Strippers difficilmente diventeranno ricchi e famosi, rimanendo confinati in un limbo di gloria sotterranea, con la loro bella (e scomoda) etichetta di gruppo cult appiccicata sulla fronte. Ci sono band destinate a occupare nicchie, a proseguire per la loro strada e con il loro sound: i Gaza Strippers sono una di queste. E noi, finché resisteranno così, li ascolteremo. Avrei dato loro tre stelline e mezzo, ma i mezzi voti non sono contemplati...per cui eccone quattro. Oggi sono generoso. |