Vincent Gallo - When (Warp, 2001)
Protagonista di piccole perle di cinema indipendente come Palookaville, personaggio satanico e subdolo all'inverosimile nella resa cinematografica del libro di Isabel Allende The House Of The Spirits, tuttofare (autore, regista, protagonista, produttore, autore di parte della colonna sonora) nel meraviglioso Buffalo 66, Vincent Gallo si cimenta col suo primo vero disco, considerando i brani della suddetta colonna sonora solo prove generali (per non parlare della sua vecchia band assieme a Basquiat...). Il pittore nonché modello di Calvin Klein esce nientemeno che per la Warp e tutti ne parlano dappertutto. Io, nonostante i commenti positivi, cerco di tenermi alla larga dal disco; ora che l'hype si è esaurito, mi trovo però alle prese con questa piccola perla alla quale è difficile resistere. Un disco diviso con equità tra brani strumentali e canzoni acustiche per voce e chitarra, dove tiene banco la malinconia in tutte le sue forme, resa con estrema semplicità ma affiancata costantemente da tocchi di melense leziosità. L'estrema linearità dei pezzi e degli arrangiamenti richiamano ad una purezza molto anni sessanta, sia in termini sonori che "etici". Mentre mi lascio trasportare da atmosfere cristalline, suoni melensi e tristi melodie penso però che siamo nel terzo millennio, e che dischi così ne esistono parecchi.
E' un plagio di atmosfere passate? Nel disco spiccano le foto del viso appuntito di Vincent, narciso come sempre: la sua doppia immagine di retro copertina, contraddittoria e inquietante, sembra essere la chiave del disco che gli ruota intorno. Come nei suoi film, a volte diabolicamente e a volte in modo maldestro, anche adesso sta cercando di imbrogliarci.
Con me ci è riuscito.
     
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