The Frames - For The Byrds (Plateau, 2001)
Se ne raccontano di tutti i colori riguardo Glen Hansard, singer di questa band di Dublino. Chi dice che a tredici anni abbia lasciato la scuola per suonare musica celtica per le strade, chi sostiene che abbia una passione fuori dal comune per le biciclette (da cui il gruppo ha preso il nome). Altri giurano di averlo intravisto sul set del film The Commitments di A. Parker (bel film, anche se nel genere ho preferito The Snapper di S. Frears).
Con l’album For The Byrds la sua band è volata a Chicago per suonare qualche gig nello studio di Steve Albini e ne è saltato fuori così un disco fatto di tanto folk, ma nello stesso tempo attraversato da stilettate di modernità. Niente per cui perderci il sonno, chiaro, anche se qua e là ci sono momenti di sentita introspezione; penso alla scarna e sommessamente struggente Friends And Foe o all’immobile Giving Me Wings, che mostrano le potenzialità di questa band quando si muove in territori già in parte colonizzati dai Mojave 3, per fare un nome. Già all’inizio la strumentale in The Deep Shade fa da cartina al tornasole nel rivelare il mood del disco: chitarra punzecchiata con ondate di piano e violino che appaiono e scompaiono disegnando sfumature e schizzi sonori ammalianti. Qualità queste che vengono confermate nella seguente Lay Me Down dove a farla da padrone è la bella e ispirata voce di Glen. Meno riuscite l’epica What Happens When The Heart Just Stops (che titolo però!), con innesti in crescendo di bleeps, e Fighting On The Stairs, soprattutto a causa di quella brutta batteria campionata che sembra letteralmente mangiarsi una dolce nenia folk. Ci pensano comunque le conclusive coltri di distorsioni di Santa Maria, la solipsistica e lo-fi Disappointed e i toni psycho-country di Mighty Sword a far guadagnare al lavoro la piena sufficienza.
     
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