Fennesz - Venice (Touch, 2004)
Torna con il suo quarto album Christian Fennesz, forse l'esponente più celebre della laptop music di questi anni, che dopo un successo come quello di Endless Summer era atteso da molti per i contenuti di questo Venice, disco che si presenta subito ottimamente dal punto di vista della grafica, realizzata da Jon Wozencroft, veramente eccellente nell'uso dei filtri: le fotografie sono davvero strepitose e lasciano già presagire dolcezza e romanticismo a profusione.
Venendo ai contenuti di Venice, lo si può immaginare come una sorta di Endless Summer influenzato proprio dalla città dove è stato interamente registrato, e quindi romantico quasi all'eccesso, senza che questo rovini il gioco; gli stilemi del suono che ha reso celebre Fennesz ci sono tutti: aperture melodiche annegate in disturbi digitali, chitarra trattata da far venire i brividi e soprattutto tanta classe. L'iniziale Rivers Of Sand e ancora di più la seguente Chateau Rouge ci tengono subito a mettere in chiaro le qualità del nostro, con le loro melodie struggenti magistralmente trattate; non mancano brani quasi glaciali come City Of Light e la finale The Stone Of Impermanence e tre piccole perle attorno al minuto usate come intermezzi, ma il meglio sta nei due pezzi in cui sono presenti ospiti, ovvero Circassian e Transit: nella prima il chitarrista Burkhard Stangl suona con Fennesz un brano che potrebbe quasi essere una perla dei migliori Flying Saucer Attack aggiornata al tempo del laptop, e nella seconda restituisce la visita di cortesia di Blemish David Sylvian, ad arricchire con la sua inconfondibile voce un brano già di per sé notevole.
Per chi aspettava novità radicali dal nostro occorrerà forse aspettare un altro po', in questo disco Fennesz ha variato di poco la mira, registrando però materiale degno di nota e che resiste bene anche dopo molti ascolti.
     

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