Etere-o - Pulviscolo (Autoprodotto, 2000)

Ad un primo sguardo il pulviscolo in questione è solo un sottile cartocino con un pezzo di plastica dentro come tanti altri, ma la musica che contiene è di quelle che raramente colpiscono l'ascoltatore così nel profondo. Quattro pezzi, venti minuti di sonorità sospese (un pulviscolo, appunto) danno forma a sentimenti di rara intensità; il primo pezzo, Open Air, contiene un drone che avanza inesorabile, come immerso in acque profonde, accompagnato da rumori metallici: subito coinvolti, si viaggia liberi nella propria mente attraverso un meraviglioso "ambiente" musicale. Dedalus spinge il viaggio più avanti, più in profondità, attraverso una maggiore tensione emotiva, suoni stratificati che si fermano improvvisamente per lasciare spazio ad una vera perla come Qua Fuori, Là Fuori, degna del Brian Eno di On Land, tra scoppi sommessi in sottofondo ed una sottile melodia malinconica in evidenza. Arrivati a Tangente l'atmosfera si fa cupa, i suoni si avviluppano su loro stessi, i sospiri di matrice isolazionista trascinano ormai nei fondali bui e polverosi, c'è spazio solo per sensazioni forti, estreme, come in un pezzo di Thomas Koner: improvvisamente il silenzio.
Venti minuti intensi, capaci di mettere i brividi, richiedono concentrazione, ma in cambio restituiscono emozioni, vere emozioni.
A Fausto Radaelli non sono stati necessari grossi mezzi tecnici, con chitarra elettrica, computer e tanpura ha registrato in casa questa meraviglia; ancora una volta è dimostrato che non bisogna essere per forza stranieri o iperprodotti: bastano le idee.

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