AA.VV. - Definitive Jux Presents II (Def Jux/Wide, 2002)
El-P - Fantastic Damage (Def Jux/Wide, 2002)

Nei primi mesi del 1998 quella che è stata la musica più innovativa degli ultimi quindici anni, protagonista della vita tanto di yuppies quanto di techno ravers, del fenomeno crossover quanto della contaminatio a tutto campo, il "blues di fine secolo" che ha aperto nuove strade e ha dato un sound alle metropoli interrazziali, sembra tirare gli ultimi rantolii prima di scomparire definitivamente: tutto il giro della Death Row sta andando a picco, travolto da omicidi, lotte intestine e massimalismi gangsta, Run Dmc e Public Enemy sono le parodie di sè stessi, la Tommy Boy vive di ritmi sempre più danzerecci e la migliore linfa della comunità di quelli che un tempo si definivano b-boys si è già buttata a capofitto nel nuovo hype del trip-hop. Oltremanica James Lavelle spazia con la Mo Wax dando spazio anche ad alcuni tra i più sconosciuti e raffinati produttori e mcs statunitensi, per esempio lo sconosciuto e sopraffino Dr. Octagon, e tutto il giro West Coast sta annaspando sempre più nel suo miscuglio di marijuana sempre e comunque, commercializzazione, autogratificazione e misoginia. Nel bel mezzo di questo decadimento che è sotto gli occhi di tutti, come spesso è accaduto ogni qualvolta si è urlata la fine del rock e dei suoi cuginetti, sugli scaffali dei negozi più sconosciuti di Londra e New York si materializza un singoletto prodotto da un gruppo che già aveva prodotto un buon album l'anno precedente, Funcrusher Plus, riconosciuto e aprezzato dagli addetti ai lavori. Quando appare il singolo End To End Burners, i Company Flow, questo è il nome dei piccoli eroi indie autori del mini-capolavoro, vengono subito indicati come i salvatori del genere, tanto da Nme quanto da Wire o da riviste di stampo più specialistico. Ritmica serrata e ballabile, rhyming serrato e slang rinnovato, nessun richiamo a miti ninja o violenze suulle donne, elettronica lo-fi e un immaginario modernista hanno fatto di quei tre minuti e poco più un manifesto che ha rapidamente fatto avvicinare al mondo hip-hop le nuove leve della gioventù non più sonica o grunge, non più punk o metallara ma finalmente capace e libera di ascoltare ogni cosa per quello che è senza il bisogno di inscatolarla in una definizione assolutistica. Da qui parte il post-hiphop che è poi sfociato nelle opere di Cannibal Ox, Clouddead, Infesticons e tutto il giro di Dj Vadim. Tutta gente che era già in circolazione, ma che solo dopo questo singoletto, arrivato tanto in classifica quanto nelle topten di fine anno di mezza stampa specializzata, apprezzatissmo nelle dancehalls e nei mixalbums di strada, ha preso il volo. I Company Flow sono stati, con ogni probabilità, il punto di svolta primigenio e allo stesso tempo definitivo del processo di svecchiamento di un genere che si era cristallizzato in pose e immobilismi monetari. Da qui in poi niente più corporate hip hop, ma un ritorno ai primi pionierismi della old school con una strizzatina d'occhio al futuribile. Di gruppi così, un tempo si diceva che erano "seminali".
La mente dietro a ogni mossa dei Company Flow era El-P, acronimo per El Producto, che da quel momento è diventato il nome di punta e di riferimento per tutto quel movimento hip-hop indipendente staccato da logiche non tanto commerciali, quanto "politiche" che nel giro di un paio di anni si è ritagliato un giardinetto di fedelissimi adepti. E' con lui che l'etichetta Rawkus ha mosso i primi passi, ed è con lui che la Def Jux è diventata uno dei grandi nomi della nuova scena hip-hop.
Dopo aver fatto uscire un primo EP sampler dell'etichetta nel 2001, la Def Jux ripropone la formula del sampler per introdurre i suoi nuovi cavalli di razza: si parte con I Weathermen, sorta di supergruppo capitanato sempre dal nostro, con un pezzo old school canonico che però non sembra dire nulla di nuovo o innovativo rispetto alle opere uscite a frotte in questi ultimi mesi. Si passa ad Aesop Rock, quello che sembra essere il più apprezzato tra i rhymers della nuova generazione: bruitismi, ritmiche che rimbalzano e una sottile atmosfera di terrore confermano nel suo pezzo la levatura superiore del personaggio. (Mr.) Lif & Murs si scatenano in un botta e risposta con un gusto vagamente anniottanta e tastieroni newwave, e stare fermi sembra obiettivamente sempre più difficile. A calmare gli animi ci pensa Camu Tao, che pur rappando con impeto hardcore, si affida a un fastidioso riff di sottofondo che fa un po' pensare a un festino di cocainomani di Compton primi novanta. Probabilmente un po' fuori luogo... Una voce filtrata ci introduce a Rob Sonic: ritmica inquietante, soste campanellate che tanto sanno di psichedelia nera e un fumogeno che da ampio spazio alla fantasia. Una sorpresa. Arriva poi il momento dell'osannato RJD2, che però conferma quanto l'hype creata attorno al suo personaggio fosse sconsiderata. Qui di hip hop ce n'è poco, di idee ancora meno ma soprattutto c'è da chiedersi come sia finito a fare qualcosa per la Def Jux… Quello che lascia è solamente tanta noia. Mah. Masai Bey fa risalire l'attenzione, con un pezzo stralunato, denso di riverberi e che ancora una volta fa venire i brividi lungo la schiena. Si passa attraverso altri pezzi di El-P e Mr. Lif, effettivamente i capi più pregiati del lotto, e si giunge al pezzo dei convulsi e rapidissimi Atoms Family, canzone assolutamente evitabile, e al quasi rock, un po' noioso alla lunga, di Y@K Ballz. Chiude ancora una volta il frontman dei Company Flow, con il vecchio singolo Stepfather Factory. Questo pezzo è presente anche nel suo album di esordio, Fantastic Damage, che in sedici tracce delinea definitivamente le sue linee di azione. Dopo aver prodotto Cannibal Ox e in procinto di dare mano al nuovo album solista di Zack De la Rocha, l'onnipresente El-P si dedica ad un'opera mastodontica nella quale sbatte come in un frullatore tutte le idee vulcaniche che generalmente dosa nei lavori altrui. Ritmiche serrate, ma allo stesso tempo un po' indolenti, campionamenti quasi mai rintracciabili, tastierine impazzite e spesso fastidiose, giri p-funk cosmici, chitarre lofi, batterie che si stoppano e ripartono, una mai rinnegata attitudine old skool, voci maleducate e strafottenti, bassi sporchi e viscidi, cori soul e richiami alla psichedelia più selvaggia, brutismi e vortici di delirio, un clima da dopobomba e testi al limite del cyberpunk fanno del suo disco, zeppo di ospiti importanti, a partire da Aesop Rock e Lif, una piccola enciclopedia di quello che è successo begli ultimi anni all'hip hop: dai New Kingdom al giro Wu Tang, dai Roots ai Blackalicious, dalla Ninja Tune a DMX. Come è accaduto con il disco dei Cannibal Ox, El-P si è poi prodigato a remixare l'intero album, con risultati in alcuni casi superiori alle versioni originali. Un album, quello originale, comunque non facile, anzi, barbaramente ostico. Di sicuro non consigliabile a chi è lontano dall'avere una più che larga familiarietà con tutti i nomi sopracitati. Un raccolta di pezzi che arriva a un minutaggio piuttosto elevato per il suo genere, settanta minuti, nei quali rintracciare parti strettamente melodiche è quasi impossibile. Come per ogni album hip hop, e non solo, che si rispetti, la condizione mentale dell'ascoltatore è comunque un punto necessariamente discriminante: tutto dipende da cosa ci si aspetta dal disco, dove lo si ascolta e in che stato emozionale. Certo, se poi si fumasse il discorso muterebbe ancora. Come ama dire Jay-Z, "L'hip hop senza erba è come scopare senza una donna". Effettivamente…



Giacomo Calamari

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