Eletronico - Lounge At The Chimney Pavilion (S.H.A.D.O., 2002)
Dopo aver ascoltato Lounge At The Chimney Pavilion per un paio di volte ho avuto l'impressione di trovarmi al cospetto di un piccolo nuovo genio musicale: sto parlando di Fumijuki Sato, anima del duo giapponese Eletronico (insieme a Tomojuki Kawamori) e titolare di questa fantasmagorica ultima release dell'etichetta fiorentina S.H.A.D.O.. La Shado già dagli anni novanta sta mettendo a punto all'interno della scena lounge internazionale un'operazione originalissima ed articolata: da un lato, attraverso la serie Prospettiva Ventunesimo Secolo - che conta per il momento due compilations: Harpsicord 2000 e The Man From O.R.G.A.N.) - compie un'affascinante esplorazione temporale delle meraviglie cromatiche ed espressive di alcuni singoli strumenti che a partire dagli anni sessanta sono stati essenziali nell'estetica musicale della musica orchestrale, delle colonne sonore soprattutto italiane e poi del beat/pop; dall'altro sta creando, attraverso il poliedrico team Valvola (fondatori e proprietari della stessa S.H.A.D.O.), un ponte di commistioni e collaborazioni sonoro-avanguardiste con tutta una serie di artisti che nel mondo agiscono nella scena pop/lounge. Il tutto calato generosamente in un immaginario futuristico anni '60 che mi sembra la quintessenza della loro estetica.
Sulla seconda ipotesi lavorano le ultime due uscite della S.H.A.D.O., All The Colours From Venus 69, intestata a Valvola & D.J. Spectra - una serie di collaborazioni tra il suddetto nuovo progetto dei Valvola ed i migliori nuovi pionieri del pop giapponese - ed appunto Lounge At The Chimney Pavilion del nipponici Eletronico: come si può ben constatare la Shado sta promuovendo clamorosamente il panorama del "J-pop"; così scrive nelle note di presentazione dell'opera: "Il Giappone, un luogo dove non esistono più confini tra high-culture, pop-culture e subculture...pieno di vitalità ed infinite possibilità...dove l'arte pop diventa sempre più personale, extra-terrestre, misteriosa, bizzarra, strana. Questo é ciò che rende il J-pop unico. Ed ecco perché lo J-pop sta diventando sempre più universale." Come dar torto ai redattori di queste note dopo aver ascoltato Lounge At The Chimney Pavilion, e come definire questo intenso desiderio che ti lascia di ascoltarlo ancora... Ed ancora!
Un disco luminoso, mesmerico, che emana straordinari raggi di vitalità: un genio, così all'inizio definivo Fumijuki Sato, il factotum di Eletronico dall'estate del 2000; suona tutti i meravigliosi strumenti che si possono ascoltare in Lounge... Electric piano, organ, analog synth, glocken, guitar, banjo, mandolino, oltre a cantare ed aver scritto e prodotto tutto l'album!!! La sua abilità nel comporre cromaticamente i complicati, seducenti tasselli armonici di brani come Palmiers, Bossa Nova, Banana Boat Beach, irresistibili sirene esotiche per la nostra immaginazione, é davvero unica! Grandissima influenza in tal senso per lui é certamente il Brian Wilson di Pet Sounds, supremo ingegnere del suono ed artigiano di pop sopraffino, divenuto un maestro per tantissimi artisti: si avverte nella gioia estatica e nei segmenti di pop intellettuale di Easter Holidays, Starfish, Piccioni's Dishes (omaggio ad uno dei nostri più grandi autori di colonne sonore), vere terapie anti-depressive per il nostro spirito, con la voce sottile ed infantile di Fumijuki che fa rabbrividire per quanto ricordi Robert Wyatt e le sue cantilene accorate.
A seguire Echo, Bubbles, Phoney Slide... Ulteriori puzzles sonori nelle cui sequenze tematiche ci si perde con una serenità ed un trasporto dei sensi che non ricordavo da tempo...
Ed allora seguiamo i consigli affettuosi fornitici all'interno della preziosa e coloratissima confezione digipack di Eletronico (ormai un'abitudine delle produzioni S.H.A.D.O.): "Siediti tranquillamente, inserisci questo disco nel tuo apparecchio stereo ad alta fedeltà e sii pronto per un'insolita esperienza... Questo disco ricrea elettronicamente la gioia della primavera, il brivido del primo amore, l'eccitazione di una corsa in motocicletta, il riverbero di un raggio di sole riflesso." Più anni sessanta di così...
     
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