Eels - Souljacker (Dreamworks, 2001)
Cosa pensate possa accadere se una band decisamente alternativa, come gli
Eels, mette la lunaticità del suo
frontman-compositore-arrangiatore-genio Mark Oliver Everett, in arte Mr. E,
al servizio dell'esperienza e della chitarra di John Parish (già con
PJ Harvey) e Kool G Murder, naturalmente senza cedere di un centimetro alla
cultura commerciale dilagante che sta avanzando oltreoceano? Qualunque cosa
vi siate immaginati, questo disco vi spiazzerà. Melodie
illogiche; strumenti mischiati senza un'apparente
omogeneità, persino ringraziamenti in russo nel booklet; tutto questo
contribuisce a far diventare Souljacker un pregevole prodotto, destinato
però a un pubblico moderatamente colto che sappia superare l'apparente
semplicità della struttura delle canzoni, cogliendo le raffinate unioni
strumentali come bassi distorti adagiati su eteree melodie di clarinetti
piuttosto che i raffinati giochi del sintetizzatore. Everett conferma una
volta di più di muoversi con estrema facilità tra la cultura musicale
americana strizzando l'occhio da una parte a James Taylor e
dall'altra ai R.E.M., senza tralasciare qualche sfuriata rock nella
title-track e in What Is This Note?. Le ballate la fanno da
padrone durante i quaranta minuti d'ascolto, muovendosi tra melodie molto
orecchiabili come quelle di Woman Driving, Man Sleeping;
Friendly Ghost; o That's Not Really
Funny; fino a giungere al perfetto crescendo di Fresh Feeling
e alla poesia metropolitana di Bus Stop Boxer. Discorso
diverso per i pezzi-tranello disseminati come al solito da Mr. E
all'interno delle proprie creazioni: Dog Faced Boy e
Jungle Telegraph sembrano soffrire di una
stralunatezza che ne aumenta il fascino mentre World Of
Shit sembra legarsi al periodo drammatico di Electro-shock Blues
quando, in seguito ad una incredibile serie di disgrazie, il songwriter di
Los Angeles partorì uno dei dischi piu tristi della storia. Solo
Teenage Witch sembra non essere all'altezza del disco.
Gli Eels si sono confermati, con Souljacker, una delle più interessanti
espressioni di un non così represso underground americano. |