Drop Nineteens - National Coma (Hut, 1993)

National Coma è un disco geniale. Come tale, difficilmente potrà essere apprezzato e compreso a fondo da più di una esigua minoranza, e rimarrà probabilmente come uno di quei tanti dischi "di culto" che meglio sarebbe definire "di prestigio", data la qualità della musica presente in molti di essi ed in particolare in questo. I mutamenti avvenuti nella line-up e sicuramente una necessaria maturazione hanno portato Greg Ackell e i suoi giovanissimi compari ad allontanarsi dal sound dell'esordio (in Delaware si ascoltava una sorta di My Bloody Valentine più grezzi ed ingenui), per giungere ad un suono più fantasioso e mutevole, sconnesso e frammentario, e per questo meno "facile" ma di certo più personale ed audace. Si tratta dunque di un ottimo guitar rock caratterizzato da una grande inventiva e creatività, qualcosa di simile a un improbabile ibrido di My Bloody Valentine e Shudder To Think, che stupisce e spiazza al primo ascolto, ma poi convince ed entusiasma una volta che i brevi ritornelli e i molteplici spunti melodici sono stati assimilati e compresi. Continui cambi di tempo, interruzioni, refrain improvvisi sparsi un po' ovunque (esemplari in questo senso Martini Love e 7/8), ma anche e soprattutto duetti vocali convincenti, riffs trascinanti e incredibili invenzioni ritmiche e melodiche. Tra i pezzi più riusciti, oltre all'iniziale Limp (entusiasmante, tra MBV e...Smashing Pumpkins?), si notano Skull (forse il migliore, dalla struttura magnificamente studiata), Rot Winter (con sprazzi rumoristi vicini a Steel Pole Bath Tub), Franco Inferno (immaginate Prince alle prese con l'indie rock...!), Superfeed (coinvolgente, discontinuo impeto rabbioso) e The Dead (il brano più pop tra tutti). Canzoni propriamente brutte, in ogni caso, non ce ne sono (a meno che, ovviamente, disprezziate il genere); fatemi però sapere se per voi Cuban è un esempio di come sia possibile rovinare una splendida ballata o, al contrario, pura genialità: io devo ancora capirlo.

assolutamente d'accordo.
"Cuban" è una di quelle canzoni che faccio fatica ad ascoltare per quanto è meravigliosa...
Loro sono davvero sottovalutati... Anche in Delaware (fatto quando nessuno di loro credo
avesse raggiunto la ventina..) c'è una certa originalità, ingenua e troppo debitrice dei MBV,
ma sicuramente riconoscibile (vedi "Kick the tragedy" e "Ease it healen")..
ma che fine hanno fatto?
Daniele

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