AA.VV. - You Cannot Hold DIY - It Is An Adjective (Ouzel, 2002)

Mauro Costagli e la sua Ouzel di La Spezia abbandonano per una volta il suo formato abituale, il CDR, e danno alle stampe una compilation in piena regola, con la collaborazione di Andrea dei Jumpin' Cherries, che si avvale per il bel design dell'aiuto di Giacomo Spazio. Non la solita compilation italica, ma molto di più potete trovare in queste diciannove tracce, già a partire dai padroni di casa: Morose, in cui suona lo stesso Mauro, con il loro lo-fi pop screziato di malinconia e condito con tanto di fisarmonica, e Jumpin' Cherries, con un pezzo particolarmente elettrico. Li segue a ruota ONQ, con una traccia sospesa tra esplosioni post e aromi cantautorali, forse il miglior pezzo del disco; seguono gli eroi nostrani Lo-Fi Sucks! (che ne dici, Doc?) con una demo version, splendida però, del brano He Played Steve Shelley's Kit, dal loro nuovo album Temporary Burn Out. Poi arriva uno sconosciuto ragazzo scozzese, Ian Simpson, ma che pezzo: quando in una compilation ti piacciono anche tutti i nomi che non conoscevi, vuol dire che è una gran bella raccolta... Sean Minmae ci regala uno dei suoi brani da oscar (perché non diventa il nuovo Elliott Smith? Se lo meriterebbe eccome); gli italo-londinesi d'adozione Prague in azione con la prova che non bisogna essere americani per sapere scrivere belle canzoni; per quanto gli americani come Darryl Leigh Blood se la cavino benissimo, per carità: il brano successivo è a loro nome... Un'altro nome candidato per gli Yo La Tengo italiani? Skoda, d'altronde con questo nome faranno sfracelli; seguono The Zen Circus, rock 'n roll bruciante, Milaus, da sempre tra i nostri italiani preferiti, Spiralman, postrock + electronica = molto interessante, Azucena, post obliquo e tormentato. Poi è la volta del nome più famoso, June Of 44, con un inedito registrato dal vivo in Australia al limite del noise. Fanno una migliore figura gli En, molto più chicagoani dei JO44, davvero impressionanti; dopo l'elettronica casalinga e malinconica dei francesi Klimperei, c'è spazio per il progetto solista di Mauro, The Colour Seen From Behind, indierock da cameretta con tanto di xilofono. In fondo troviamo ancora i tedeschi Luke, dediti ad un indierock debitore di Husker Du, e ce ne fossero di band così! La coda è affidata ai Cary Quant, noti su queste pagine perchè sono la creatura del nostro Matteo (anche membro guascone dei Lo-Fi Sucks!), e devo dire onestamente che il misto Morr music - David Grubbs del pezzo lascia proprio un'ottima sensazione, uno strumentalino bislacco decisamente di un altro pianeta...
Non perdete tempo se volete conoscere questi nomi, il digipak bianco e azzurro vi attende, con incisa sul CD al solito una lettera: chissà che collezionando tutte le uscite con grafica di Spazio, finalmente non riusciremo a capire il senso della cosa? Una frase segreta? Per ora di sicuro un gran buon disco...

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