Discom - Automoto (Deco, 2003)
Ieri un mio amico che possiede un negozio di dischi mi chiedeva il senso di promuovere o addirittura di fare dischi come l'ultimo dei Black Dice; sinceramente ho fatto fatica a rispondergli perchè non è una domanda a cui è facile trovare una risposta ed in secondo luogo perchè mentre me li faceva ascoltare pensavo a quanto fossero fighi. Il CD dei Discom potrebbe rientrare nella stessa categoria dei Black Dice e cioè di quei dischi per i quali le definizioni non hanno più senso e per cui trovare punti di riferimento diventa una scommessa. Dietro a Discom ci sono Lionel Fernandez ed Erik Minkkinen; se i due nomi non vi dicono nulla, vi basti sapere che negli ultimi tre anni i due hanno collaborato con Fennesz, Tukjio Nokiro, Gel, Nabukazu Takemura, Pita, Taylor Dupree, So Takahashi e Haker. Oltre ad esibirsi un po' ovunque, dal Sonar al Giappone, da Berlino a Parigi, i due Discom hanno avuto l'indiscutibile onore di far parte della Mego Powerbook Orchestra. Elettronica? Pop? Glitches? Difficile trovare dei termini per inquadrarli, si potrebbe dire dei Mouse On Mars più "giocattolosi", dei Panasonic meno estremisti, ma nulla che ricordi troppo i gruppi fin qui menzionati. Emiliano dice che a suo modo Automoto sia un disco pop e non si sbaglia, ma se pop deve essere, che lo sia su Marte! Suoni random per giocattoli impazziti, sbalzi di volume, "collages digitali" a cui si fatica a dare un senso, eppure dal marasma digitale si affaccia una minima idea di base che si accompagna alla melodia. Fernandez e Minkkinen ritornano a quello stadio fra gli zero ed i due anni in cui tutto è possibile ed in cui tutto deve ancora prendere forma; Berkley (Berkley?) li avrebbe amati. |