Dipsomaniacs - Stethoscopic Notion (Camera Obscura/Apartment, 2001)
Ci sono i dischi senza tempo, qualità apprezzabile di un'opera d'arte, e quelli datati, il che solitamente non è molto apprezzato. Poi ci sono quelli che VOGLIONO essere datati. Sono ormai vent'anni che nel mondo capita di ascoltare musicisti che si ispirano, o meglio, desiderano ricreare le atmosfere sixties, vuoi più mod/garage/r&b, vuoi quelle più psichedeliche (circa 1967/68) che più spesso fanno capo a Beatles, Tomorrow, Small Faces, e dall'altra parte dell'oceano Byrds etc etc... C'è chi talora prende le cose troppo sul serio e si veste di paisley anche se ha cinquanta anni ed è un po' sovrappeso, facendo storcere il naso a chi invece ha le orecchie rivolte a suoni più 'moderni'; e chi invece si limita a comporre brani di buona fattura, ispirati ai personaggi sopracitati (ma non solo), ma con le gambe ferme nell'epoca che vivono (mi vengono in mente i Guided By Voices, o diversamente gli Olivia Tremor Control e il giro Elephant 6).
L'ultimo disco dei norvegesi Dipsomaniacs, tra queste due correnti, si colloca nettamente più a favore di quest'ultima (anche perché non so come si vestono). Il suono ripercorre trentacinque anni di musica psych-pop, le canzoni sono di ottima fattura, oscillando tra il raga dei Byrds di Eight Miles High (Fair Weather Friend trasuda McGuinn e Crosby), i Beatles di Pepper, i primi Green Pajamas, gli oscuri gruppi di Chocolate Soup For Diabetics, ma anche Rain Parade, o appunto Olivia Tremor Control; le strutture dei singoli brani sono complicate ma scorrevoli (spiccano At Granny's Moon e Stethoscopic Notion). Piace l'attitudine, che spesso riesce a slegare il disco dai cliches del disco puramente retrò, malgrado i sitar e le chitarre al rovescio (che io adoro, peraltro). Non piace tanto la voce quando cerca troppo il paragone con Lennon (uno dei motivi che rende al sottoscritto indigeribili gli Oasis), e in alcuni casi l'uso di synth a sostituire i fiati (se non si trova un trombettista, il suono sintetico no!!).
Nel 1989/90 avrebbe spopolato nella mia piccola collezione, probabilmente battendo in un ipotetico confronto Green Pajamas, Tyrnaround e Backwards (ah ah). Rimane comunque un ottimo disco, appetibile per i sixties-maniaci così come per quelli non troppo intransigenti fra coloro che ascoltano indie. Mi è venuta sete (chi l'ha capita questa?).
     
Doc
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