Arrington De Dionyso Quartet - The Album (Wallace/Audioglobe, 2002)
Arrington De Dionyso Quartet - A Film By Andrea Caccia (Wallace/Audioglobe, 2002)

E finalmente esce il tanto atteso disco dell' "infausto" quartetto: ovvero Arrington ed Aaron degli Old Time Relijun, insieme a Jacopo Andreini e Fabio Magistrali, per i quali vi prego di andarvi a vedere la discografia così da risparmiarmi un elenco quasi interminabile. In tutta onestà mi sono avvicinato scetticamente al progetto, temendo che potesse dare vita all'ennesimo lavoro dove, nonostante il buon gusto (il curriculum era decisamente dei migliori), l' "onnismo improvvisativo" soffocava il lavoro d'equipe. Come volevasi dimostrare mi sbagliavo, infatti la matrice decisamente free-form del CD in più di una traccia si piega ad un percorso ben preciso, mentre l'alternanza "nevrosi/quiete" è miscelata con mestiere. Se l'apertura del disco suggerisce qualche atmosfera stile Painkiller (quando Harris e Laswell sono in down) o, come nel caso della seconda traccia, rimanda ai Naked City (nei momenti in cui Yamatsuka Eye non è in anfetamina), in altri punti regala delle schegge impazzite di avant-jazz, oppure qualche stralcio di improvvisazione elettro-acustica; ma non è finita qui, musica concreta, qualche attempato krautismo: i richiami sono tanti, ma elencarli forse risulta solo fuorviante. Per quanto molti, soprattutto i più esterofili, non saranno d'accordo con quanto segue, penso che la differenza su questo disco la faccia l' "asse" Andreini-Magistrali-Hartman, che riesce ad "ingabbiare" in modo efficace le performance schizoidi di Arrington e che nei momenti più "meditativi" si contiene in modo sorprendente. Per quanto senza dubbio progetti di questo tipo rendano meglio in una dimensione live, le "manine fatate" di Magistrali confezionano il tutto senza grandi perdite, impresa non da poco.
Molti con buona probabilità si aspettavano che la VHS che doveva accompagnare il disco non fosse altro se non un insieme delle sessioni di registrazione addizionate di qualche episodio live, ed invece ecco la vera sorpresa: uno splendido "documentario" sulla breve esistenza del quartetto. Se qualche snob davanti allo schermo sta storcendo il naso immaginando "la solita produzione amatoriale all'italiana", non ha idea di quanto sia fuori strada. Premesso che la qualità del prodotto è al livello dei migliori lavori del genere provenienti dalla terra di "Ronny McDonald", Andrea Caccia intrappola l'inedito lato umano del quartetto. Il risultato non è solo un documento notevole dell'operato dei quattro musicisti, ma uno spaccato sia del "team" che delle sue individualità e soprattutto uno splendido reportage sull'incrociarsi di quattro persone molto diverse. Da vedere assolutamente.


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