The Dexateens - S\T (Estrus, 2004)

Il Cancelliere Tim Kerr dà l’imprimatur all’opera di questi quattro ragazzetti dell’Alabama. E Mr. Kerr di solito non associa il suo nome a schifezze, questo lo sappiamo bene. Infatti i Dexateens sono un buon gruppo di garage rock deragliato: immaginate i Black Flag del primo periodo che rallentano e fanno cover dei Black Oak Arkansas (questa non l’ho inventata io, ma è una definizione così figa che andava diffusa). Chitarre gracchianti in riff-o-rama, voce disperata, feedback che partono ogni secondo, tempi rocciosi, titoli sul tamarro southern (esempi? Eccoli: Cherry, Hard Lovin’, Bleeding Heart Disease...). Se siete in vena di schiantarvi su un muro fatto di quaranta minuti di southern rock, hardcore punkarolla, se amate gli Ac\Dc e i Lord High Fixers, se in fondo in fondo il vostro sogno è quello di suonare il rock, ubriacarvi tutte le sere e andare in giro con una nera di due metri in hot pants al vostro fianco... se è quello che vi frulla in testa quando, la notte, giocate ai sogni irrealizzabili, allora questo dischetto vi farà bene all’animo. Astenersi indie wannabe, emo riconvertiti, finti rocker da DAMS, fauna dall’occhiale a montatura nera e scocciata, elettronici intellettuali, low-fi warriors da Bontempi e figli dei Darkness.
Non cambieranno la storia della musica, ma teneteli d'occhio.

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