Devics - Milano, 15/05/03

Appuntamento imperdibile quello con i californiani Devics, che si presentano al pubblico italiano nell'originale cornice della Casa 139 a Milano. Luci soffuse, pubblico seduto sulle sedie di plastica trasparente, fumo e cocktails, la tenda rossa che si apre a mò di sipario. La band sale sul palco dopo la gradevole esibizione dei livornesi Tangomarziano, e si è subito sprofondati in un'atmosfera magica. I cinque elementi si spostano, dandosi vicendevolmente il cambio agli strumenti. Basso, chitarra, batteria, piano, contrabbasso. E poi la voce: quella, meravigliosa, di Sara Lov - capelli biondi, buffo copricapo ed occhi inconsolabilmente tristi - che imbraccia la chitarra nei momenti più rock, tira fuori spesso l'arma segreta (un piccolo megafono rosso), muove le spallucce a tempo, meccanicamente, si allontana con la schiena dal microfono mordendosi il labbro inferiore; incanalando immancabilmente su di sè la maggiorparte dell'attenzione. Nel lungo concerto si susseguono i pezzi migliori del favoloso The Stars At Saint Andrea (praticamente tutti), alternati a quelli più vecchi; indimenticabili, dal precedente My Beautiful Sinking Ship, le struggenti Heaven Please, Heart And Hands, Five Seconds To Hold You, la più movimentata You In The Glass. Ma non c'è mai una caduta, un'indecisione: rapiti da un'estasi triste, non abbiamo altra scelta se non quella di abbandonarci a questo malinconico godere. Abbigliata come una bambola, Sara modula con la propria voce le emozioni degli ascoltatori, che dallo stupore iniziale giungono presto all'esaltazione: al termine non si contano le grida ed i lunghi applausi a richiedere altri bis, altra musica, altre forti sensazioni. E poi tutti a fare la coda per acquistare i dischi. Un successo incredibile. Il ritorno a casa, in autostrada, non poteva che svolgersi sotto una luna piena stupenda, che illuminava un cielo increspato da nuvole irrequiete.

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Devics

Questo è il resoconto di una chiaccherata fatta con Dustin e Sara dei Devics, il 15 maggio prima del loro concerto milanese alla Casa 139.
Fabio Battistetti

Sodapop: La prima domanda è semplicemente: chi sono i Devics? Chi scrive i testi e la musica nelle loro canzoni?
Dustin: Io e Sara siamo il nucleo centrale del gruppo e ne scriviamo la musica. Dal vivo la formazione si allarga: c'è Ed al basso acustico, Ted al basso elettrico e anche alla chitarra, poi c'è Scott che suona la batteria.
Sara: Io scrivo i testi per le canzoni che canto, Dustin scrive tutta la musica e i testi per i pezzi in cui canta. C'è poi una canzone nel nuovo album, In Your Room, che abbiamo scritto a quattro mani.
S: Venite da Los Angeles, ma vi sentite legati anche all'Europa?
D: Sì, ci sentiamo legati all'Europa perché abbiamo fatto due tour molto belli ed i nostri ultimi due album sono stati pubblicati in Inghilterra, per la Bella Union; prima di firmare per questa etichetta europea avevamo già pubblicato tre EP per la nostra etichetta, la Splinter Records.
S: Il disco The Stars Of Saint Andrea è indubbiamente molto suggestivo, ascoltandolo prendono forma immagini alle quali la musica fa più da colonna sonora... Questo fattore è dipeso dal posto in cui avete registrato il disco (in Italia), che vi ha ispirato per comporre le canzoni, oppure il disco era in realtà già stato scritto prima di venire in Italia?
Sara: Abbiamo scritto tutte le canzoni in Italia a Sant'Andrea e sicuramente siamo stati influenzati da quello che ci circondava in quei luoghi: essere in mezzo a quella bellissima campagna italiana è stato davvero determinante per rendere questo disco così come è venuto.
D: Sant'Andrea è una casa di campagna a 40 minuti da Bologna vicino a Faenza, posti molto diversi da dove abitiamo a L.A. Per noi è stata una possibilità di uscire dalla città per concentrarsi maggiormente sulla musica rispetto al passato, senza dimenticare che Sant'Andrea è davvero un bel posto, dove si mangia bene e c'è del vino molto buono.
S: La vostra musica per molti aspetti può sembrare più europea che americana, cosa ne pensate?
D: Penso che in qualche modo sia vero, ma ci sono anche molti gruppi interessanti in America che ci hanno influenzato musicalmente.
S: Sono rimasto stupito quando ascoltai per la prima volta i Black Heart Procession che pur arrivando da San Diego sembravano un gruppo del nord Europa (molto cupo, come atmosfera); allo stesso modo mi stupisce l'atmosfera melanconica dei vostri brani nonostante voi viviate in un posto come Los Angeles, una città apparentemente solare...
Sara: In realtà a Los Angeles c'è molto di più rispetto a quello che viene mostrato dai media... I Mazzy Star e i Jane's Addiction vengono tutti da Los Angeles ma sono gruppi del tutto differenti tra loro.
D: Quando nasci in un posto così ti viene naturale il rifiuto per i cliche di L.A., gli attori, il sole, non vuoi farne parte. Anche perché gran parte della gente di Los Angeles arriva da fuori e ci arriva per fare l'attore, la modella, per noi invece è il posto dove siamo nati e dove viviamo.
S: Riuscite a vivere di musica e suonate parecchio dal vivo negli Stati Uniti?
D: Si può dir di sì, la musica ci dà da vivere, anche se ogni tanto dobbiamo fare qualche lavoretto...
Sara: L'etichetta discografica è inglese per cui abbiamo più facilità a girare in Europa, riusciamo a farne anche negli Stati Uniti, il prossimo tour lo faremo quest'estate.
S: Come è nata la collaborazione con la Bella Union? Siete soddisfatti?
D: La collaborazione è nata così: gli abbiamo mandato uno dei nostri CD e loro ci hanno risposto che gli era piaciuto e che erano intenzionati a produrre il nostro prossimo disco. Il primo disco che abbiamo realizzato con loro è My Beautiful Sinking Ship.
Sara: Bella Union è davvero una bella etichetta gestita da persone validissime.
S: Prima di concludere... Progetti per il futuro, avete già in programma un nuovo disco?
D: Abbiamo già iniziato a pensare al prossimo disco, che incominceremo a scrivere dopo questo tour. Sul finire di quest'anno uscirà un mio disco solista al pianoforte, tutto strumentale, per la Bella Union.

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