Simon Shuul
Whooooshh...whaaasssshhh...le chitarre...supereffettate...superaffettate... Questa è la primissima impressione che ti dà l'ascolto del demo dei tre Simon Shuul da Bracciano, Roma. Il lavoro pecca un po' nella povertà della produzione, non tanto nell'essere lo-fi, cosa che non è, quanto per il fatto che cerca di imitare produzioni ricche che probabilmente riuscirebbero a indorare anche il loro lavoro, come hanno fatto nei gruppi di riferimento. Il ritmo è piuttosto blando. Le canzoni non si discostano molto le une dalle altre, soprattutto la voce non si modula, non ha dinamiche. E' un gruppo che fa propria la bandiera del mainstream rock, alla Smashing Pumpkins o alla Marlene Kuntz (con cui ci sono fin troppi echi e richiami...). Il suggerimento è: abbandonare la strada Timoria per tentare qualche cosa di più personale. E' un lavoro che di solito compie un produttore su di un gruppo, ma nell'attesa dovrebbero essere i membri stessi a porsi degli obiettivi e dei margini di miglioramento. Per informazioni e contatti: inblood@hotmail.com. East And Russell - Go
Una sorpresa da Torino. Un gruppo che non si muove nei territori a me più cari, ma che riesce, comunque, a portarmi fino alla fine dell'ascolto del demo senza problemi evidenti. I tre E&R giocano nel campo della new wave anni '80 italiana. Il modo peculiare di cantare, parlato basso, le chitarre cariche di delay e quasi distanti, staccate dalle basi elettroniche cariche di bassi e di cassa in quattro. I richiami sono all'elettro pop quasi dark della prima metà degli anni '80 appunto. Se devo trovare il pelo nell'uovo segnalo sicuramente che l'accento spiccatamente torinese nel cantato andrebbe mitigato il più possibile. Andrebbe per lo meno nascosto in qualche maniera... Le chitarre cercherei di inserirle di più nella pasta generale. Le basi forse sanno troppo non di ripescaggio anni '80 quanto proprio di anni '80. Se questo non è un vero problema rischia di diventarlo nel momento in cui qualche etichetta dovesse provare a promuoverlo. Un buon lavoro, comunque, anche per la registrazione. Per informazioni e contatti: info@eastandrussell.com. Emografia
Gli Emografia, nonostante il nome fuorviante, non c'entrano nulla con l'emocore. Fanno un rock italiano molto suonato, che cerca di liberarsi dalle catene dei soliti due o tre nomi di riferimento, i soliti Timoria, i Negrita o i Marlene Kuntz. Purtroppo il tutto non è supportato da una buona voce. O meglio: il cantante è ben dotato, ma non riesce ad eludere alcuni echi di Eddie Vedder, alcune leziosità di troppo, i testi a volte un po' troppo forzati. Il gruppo potrà sinceramente anche avere un qualche futuro degno di nota se sapranno vendersi bene le proprie carte. Di base devo ammettere che nonostante lo sforzo sia apprezzabile il sound del gruppo non riesce ad acchiapparmi più di tanto. Qualche passaggio interessante c'è, ma si disperde troppo. Non mi riesce altro consiglio se non il più classico dei "continuate così", non avrete il mio voto ma qualche soddisfazione ve la potrete forse anche levare. Sito web: emografia.cjb.net. Stardog - Manana You'll See
Ora: il vero problema è che io con grande sforzo ho superato gli anni '90 più grunge. E, ovviamente, pretendo che anche tutti gli altri facciano lo stesso. Per principio. Qui ci troviamo di fronte ad una band con un'ottica che prevede tre piedi nel presente ed uno nel passato. In che senso? Nel senso che la musica, la parte strumentale, è molto molto bella, interessante, ben prodotta, ben fatta, ben suonata: un meraviglioso incrocio di richiami al folk desertico di Neil Young, dei Calexico e di mille altri. Una fantastica miscela di strumenti acustici e scorie elettroniche che vanno a posto come a sottolineare i passaggi più ambientali. Poi invece c'è la voce. Che non mi piace. Molto ben cantato, mai forzato anche quando spinge di più, come nella favolosa ViolentFemmesata che è Way Of The Hobo. Però ci sento troppo, veramente troppo, di voci quali quella di Layne Staley o di Eddie Vedder. Mi sembra quasi come se stesse uscendo dalle righe tracciate dai musicisti stessi. Il mio consiglio è quello di giocare di più con questa voce, tentare nuove strade, più personali, più roche, più crooneristiche e meno liriche. Non da meno è una delle migliori cose che ho sentito negli ultimi tempi. Complimenti.![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Per informazioni e contatti: s_poonman@hotmail.com. Object Astra
Qui gioco in territori che ben conosco e che frequento anche io. Il gruppo si muove sul territorio del post-rock più lirico. Più onirico, se vogliamo. Le pecche maggiori sono sicuramente la resa sonora poco felice ed il mancato amalgama dei suoni. Ma ce n'è abbastanza per poter decifrare bene le ottime potenzialità della band. Band che va curata a colpi di aperture per gruppi di spessore già emersi. Anche se è un discorso che vale un po' per tutti, qui la mancanza di esperienza trapela da alcune lievi ingenuità, rimediabili col tempo. Il paesaggio tracciato da basso, chitarra, batteria e violoncello è quello che ci è noto in Italia per essere il terreno di caccia preferito dai Giardini Di Mirò. Lenti bozzetti che ricordano a tratti certe fortunate incursioni dei 33.3. Secondo me il gruppo si farà, e anche bene. Avranno sicuramente del bel dire in futuro. Dovranno insnobbirsi un poco. Recuperare magari una tromba. Per informazioni e contatti: Davide. Creme
Maurizio Vierucci in arte Creme suona quasi tutti gli strumenti di questo demo composto da cinque canzoni. Fonti d'ispirazione dichiarate sono Rolling Stones, Beatles, Bowie per gli stranieri e Battisti e Gaetano per gli italici; dalle sue canzoni traspare un rock-pop lievemente retrò, ben suonato e brillante, con testi un filo ironici. Il riferimento che mi viene in mente sono gli Afterhours, non perché gli somigli direttamente, ma per una certa affinità di fonti e modo di porsi nei confronti delle canzoni e soprattutto dei testi. Magari con un po' di fortuna non è detto che non riesca a prendersi una fetta di rock italiano "ufficiale", l'esperienza sulle spalle ce l'ha e si sente... Per informazioni e contatti: creme_x@tin.it, tel 3491940927. Grey - Elephants Fall
I Grey si dicono ispirati dal rock psichedelico, noise, pop, folk: una gran varietà di influenze, sulla carta. In effetti le cinque canzoni di questo demo sono lunghe e lente ballad romantiche e sofferenti nelle quali la voce di Luca si strugge parecchio: il nome che mi è venuto subito in mente ascoltando Elephants Fall è quello di Jeff Buckley, soprattutto nella ricerca delle tonalità alte nel cantato, cosa che a volte riesce e a volte no, d'altronde non è poi così semplice inerpicarsi in quella maniera... Nel complesso le canzoni sono ben scritte e potranno senz'altro piacere a chi si trova a metà tra cantautorato, rock e una buona dose di spleen: presto pare ci saranno nuovi sviluppi... Per informazioni e contatti: Paolo, tel 3382368919. |