Container 47 - Peer
Ascolto con curiosità questo CD pervenutomi qualche tempo fa. Mi giunse a sorpresa, non annunciato e con scarse note. La provenienza è Pesaro. Con qualcuno di loro devo anche aver giocato a calcio all'ultimo Festival nelle Valli. E con immenso ritardo arrivo alla loro recensione. Ci arrivo così in ritardo a causa dei ripetuti ascolti che questo disco mi ha imposto. Mi piacciono o no? Una domanda a cui ho avuto molte difficoltà nel rispondere. I suoni, ben registrati da un Paul Chain un po' fuori luogo, visto l'appeal indierock rumoroso, si fanno ben notare. I richiami sono al sound dei Sonic Youth, nella fattispecie quelli fine anni ottanta-primi novanta. Un demo forse un filo in ritardo rispetto alle attuali influenze della maggior parte delle nuove band che ci arrivano. Mi ricordano molto gli Age di qualche anno fa. Non a caso Gianluca, ex voce e chitarra degli Age, ora Salinas e gestore della Loretta Records, li ha messi in lista nella prossima infornata di uscite della sua etichetta. Un buon gruppo senza dubbio, ma che forse ha ancora da smaltire l'abbuffata delle influenze soniche della loro gioventù. Il consiglio non è tanto quello di aprire gli orizzonti o di provare altrove o chissà cos'altro. Semplicemente proseguire nel lavoro che hanno intrapreso di analisi del loro suono e portarlo avanti con coerenza, senza rimanere schiavi dell'ultimo gruppo figo in giro. Insomma Stay True To Your School, come dicevano i Beach Boys, e l'evoluzione sarà lenta, ma i risultati decisamente più apprezzabili. Per informazioni e contatti: tel 339/4773262. Il Terzo Cenere
Come già per i Sinapsi, anche con Il Terzo Cenere ho avuto la fortuna di poter integrare la mia prima impressione del demo con un live, in occasione del nostro concerto a casa loro a Verbania. I ragazzi vincono una stella in più grazie ad un energico live che scrolla alcune delle ingombranti ombre che si annidano dietro i loro amplificatori. Dal CD emergono su tutte la discendenza C.S.I./C.C.C.P. del cantato e gli anni '80 del suono delle chitarre. Addirittura fa capolino un sax. A me sono addirittura tornati alla mente i grandissimi Disciplinatha, massimi esponenti del Consorzio per me. Se ci fermassimo qui avremmo un buon gruppo e basta. Invece il live scopre alcune tendenze soffocate nel disco, un recupero di influenze primigenie, le influenze dei gruppi che li hanno influenzati. Mi spiego. Si sentono echi della new wave primi anni ottanta, hanno ritmiche assai serrate che lasciano presagire scenari alla Wire, se solo i ragazzi provassero ad ampliare il loro portfolio di ascolti. Allora sì che le citazioni in levare, gli ambienti alla Marlene Kuntz o alla Massimo Volume potrebbero finalmente avere un senso. Speriamo di risentirli presto con un suono più attuale e forse meno evocativo, ma più secco e - perchè no - violento. Per informazioni e contatti: vivababeuf@yahoo.it. Tottemo Godzilla Riders
Ho pensato a lungo a questo gruppo. Pure troppo... Dove sta il problema, vi chiederete voi. Beh, innanzitutto ho sudato le sette camicie nella sua attesa: le poste hanno fatto di tutto per impedirmi di sentirlo. L'averlo agognato tanto ha fatto si che le aspettative fossero altissime. E che ovviamente il primo ascolto mi spezzasse il disco a metà tra canzoni di cui mi sono immediatamente innamorato e canzoni che mi sono sembrate non all'altezza. L'aver però continuato ad ascoltarlo ha fatto sì che l'equilibrio continuasse a salire e a ristabilirsi fino al momento in cui mi sono reso conto che, forse, questo è il miglior CDR che mi sia mai capitato tra le mani. Ovviamente a questa conclusione deve essere arrivata anche Cinzia di Snowdonia che lo ripubblicherà con inediti quest'anno. Quindi non fatevelo mancare per nulla al mondo. Procuratevene una copia. Ma il problema, vi starete chiedendo, dov'è? E': moralmente si becca sei stelle su sei, voto che non ho mai dato? Se le merita? Questo CDR davvero risponde a tutti i canoni secondo cui giudichi il materiale che arriva? La risposta è stata, incondizionatamente: SI! E non vi ho ancora parlato della musica: un ragazzo campano e una ragazza giapponese, dalle immagini probabilmente deduciamo anche innamorati l'uno dell'altra. La collaborazione porta delle splendide composizioni a metà tra il lofi e il nip-pop, cantato ovviamente nella lingua del sol levante. Splendide è la parola. Alcuni pezzi più elettronici potrebbero stare sui dischi Morr, altri invece sono bozzetti pronti per essere spiattellati come colonna sonora di un film di Kitano o addirittura per la versione giapponese di Amélie. Un sapore dolciastro che non ti rimane mai a stuccare la bocca. Un vero miracolo. On - 16 Minutes
E' curioso come in una scena ben lungi da esistere i materiali scorrano, i passaparola funzionino e le amicizie oliino queste strade. Questo CD, pervenutomi per vie traverse, ci porta del buon indierock dalla provincia di Como. I rimandi diretti sono quelli classici del genere ma la produzione, a mio parere, non rende. Nel senso che il disco, con degli arrangiamenti meno barocchi, un po' più minimali, avrebbe decisamente fatto una figura migliore. Le canzoni non sono male, passiamo dai midtempo melodici alle tirate rumoristiche, dalle citazioni smithsiane alle coloriture pavementiane. Ma la produzione calca la mano su elementi estranei, anni ottanta; il gusto delle sonorità è spesso fuorviante. Non so, nella sua interezza il disco secondo me non rende quanto le canzoni meriterebbero. Io li rimanderei. Per informazioni e contatti: on@on-acque.com. Sinapsi - Appendiuomo Acrobatico In Paraculo System
I Sinapsi hanno aperto il nostro concerto in quel del Jumpin di Vittorio Veneto. Facendo la melassa morbida di cui siamo tra i maggiori produttori mondiali eravamo profondamente scossi dalle notizie dell'accostamento. Non conoscevamo il gruppo ma la frase dell'organizzatore "fanno tipo i Don Caballero" aveva messo sull'allarme un po' tutti. E se... E se... E se questi suonano pesantissimi tipo primi DonCab, al limite del metal, e poi saliamo sul palco noi? La gente se lo mena sicuro e ci tirano di tutto, paura giustificata tra l'altro da esperienze precedenti... E se... E se durante le prove conosciamo i ragazzi in questione, di Treviso e poco più che diciottenni, tanto da farmi sentire un vecchio io coi miei ventitrè anni (all'epoca)... E se questi salgono sul palco e... E suonano da DIO. In un attimo tutte le paure passano. E sale il piacere. Vedere, o meglio, sentire la musica dei Sinapsi è un piacere. E' una versione semplificata del mathrock, che gioca con i clichè del genere senza mai esagerare. Ci sono sì gli echi dei Don Cab, ma degli ultimi, quelli più pop, permettetemi l'espressione... Ci sono molte melodie e i pezzi scorrono senza assolutamente annoiare. Un piacere veramente. E più del concerto ha potuto il CDR in questione che con una gran bella idea grafica, del domopack, delle trasparenze e dei titoli a dir poco esilaranti, conferma quanto di buono il gruppo ha da dire. Vedere un concerto e sentire un CDR è la maniera migliore per poter conoscere una band. Riesci ad inquadrarli meglio, a conoscere cosa li ha spinti e portati a fare quello che fanno. Se tanto mi da' tanto dei Sinapsi sentiremo ancora parlare, a meno che non cambino nome... Ma spero nel tal caso mi avvertano, mi dispiacerebbe non poco perderli di vista. Per informazioni e contatti: ispanis@blu.it, Luca tel 349/8360558. Buio Omega - Two Songs For Sylvia Plath
Di questo CDR non ho capito una cosa, ossia la sua forma finale. Se questo sia un advanced di una prossima uscita su Under My Bed oppure un qualcosa di extra rispetto al tributo alla poetessa Sylvia Plath, o altro ancora. Appurato che le due composizioni le rendono omaggio - la prima declamando, credo, una sua poesia, la seconda solo strumentale - credo ci si possa dedicare direttamente al contenuto sonoro e alla progressione personale di questa band di Varese. Quello che non mi era piaciuto del precedente CDR era il declamato troppo da "consorziati"... Già buoni erano comunque gli spunti che trasparivano dai tappeti strumentali su cui si appoggiava la voce. In questo caso invece la voce non difetta nella riproposizione dei versi in inglese, anzi rende molto bene una atmosfera abbastanza greve pur con le chitarre che giocano al limite del noise di matrice albiniana. Interessante mutazione, o meglio maturazione del gruppo, aspettiamo dunque di vedere dove andrà a finire. Per informazioni e contatti: califfo@medscape.com. Elton Junk - Moods
Curioso come i demo finiscano sempre nelle mani sbagliate. Questo rumoroso e wavarolo demo è finito nelle mani dell'etichetta punkrock di amici che prontamente, con mesi di ritardo, lo hanno affidato alle mie cure. Diciamo che io non sono ancora la persona adatta a giudicare la band in questione, che porta sulla schiena una evidente discendenza anni ottanta, mista alle influenze più oblique di alcuni oscuri gruppi grunge. Il vocione è inconfondibilmente mutuato dalle parti della Seattle che più scimmiottava il sound seventies. Non siamo ancora però, badate bene, ai livelli dello stoner con quelle masse informi di distorsioni, qui c'è solo quell'aria di psichedelia acida mista alla grevità della situazione. Sinceramente non sono il mio pane. Per informazioni e contatti: elton_junk@hotmail.com. Le Rhizome Vert De Thons - BH735WZ
In queste nove tracce troviamo tutto il lavoro svolto dall'autore negli ultimi anni. Dietro alle forti pressioni dei suoi amici ci ha sottoposto questo CDR e devo dire che con piacere mi ci sono avvicinato. Lo ho ascoltato per circa un mese, cercando di leggerlo da tutti i lati possibili. Ma purtroppo non sono riuscito ad estrarre nulla delle cose che cerco in un'opera elettronica in questo momento. Questa analisi mi ha permesso di focalizzare meglio quali siano le mie coordinate personali quando navigo all'interno di un prodotto di siffatta specie. Cerco innanzitutto delle sonorità intonate al momento in cui lo ascolto. Questo vuol dire due cose, temo entrambe negative: che sono un trendista e cerco musica alla moda, o comunque in sintonia con quello che già ascolto; quindi che non sono in generale un ascoltatore coraggioso, se sento qualche cosa di nuovo pretendo di trovare elementi di aggancio con le mie certezze in fatto di gusti. Poi, oltre ai suoni, cerco atmosfere più rilassate e non claustrofobiche, cerco aperture melodiche, agganci o cambi che mi permettano di ritrovarmi o perdermi con facilità. Voglio anche che non ci siano elementi che mi riportino alla mente cose negative, come ad esempio canzoni o generi non di mio gusto. In questo caso il lavoro è decisamente buono ma, per i motivi appena elencati, mi trovo dalla parte di quelli a cui questo disco non piace. I suoni ricordano la peggior sintesi anni ottanta, i sequencer midi più castranti e monotematici, a tratti sembra di ascoltare alcune colonne sonore degli Yello o degli Art Of Noise. Ci sono alcuni riferimenti a melodie orientali, cosa che io odio nella musica fatta qui da noi, non sono molto a favore della musica etnica... I ritmi sono tutti molto insistiti e presenti, poco dinamici e mono tòni. La cosa che più ho apprezzato sono le incursioni di un clarino (credo). Sinceramente non è materiale per cui perdo la testa. Se posso permettermi consiglierei una rinfrescata di materiale contemporaneo, magari attraverso l'ascolto di un paio di compilation, e una revisione drastica di tutto l'archivio sonoro, melodico e ritmico. Ma sarebbe una forzatura inutile. Credo che sia meglio invece continuare con il proprio percorso personale, magari sì arricchirlo, e proporlo poi ad ambienti decisamente meglio predisposti verso questo tipo di materiale. Ripeto, temo di essere uno squallido modaiolo, almeno in questo campo. Preferisco Fourtet. |